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[FUMETTI] Astromostri


 


  

Astromostri. È una parola che non troverete sul vocabolario, ma il cui significato è facilmente intuibile da chiunque: mostri dello spazio. Solo per alcuni però è anche un termine con un enorme potere evocativo. I nostri distributori cinematografici degli anni '70 molto probabilmente non avrebbero mai immaginato di aver tra le mani un qualcosa di così iconico quando fecero circolare nelle sale il sesto film della saga di Godzilla, il Kaiju Daisenso del maestro Ishiro Honda, da noi, appunto, L'invasione degli astromostri.


Fra gli alcuni sopra citati rientra a pieno titolo Antonio Serra, uno dei più famosi soggettisti del fumetto italiano. Esploso artisticamente alla fine degli anni '80 con la famosa Banda dei Sardi, il team creativo costituito con i due conterranei Bepi Vigna e Michele Medda, Serra è noto principalmente per aver dato vita nel 1991 al personaggio di Nathan Never per la Sergio Bonelli Editore. Per la casa editrice milanese si trattò del primo esperimento di fantascienza in assoluto e quindi fu in qualche modo una scommessa. Oggi possiamo dire che è stata senz'altro vinta alla luce del fatto che con i suoi oltre 300 numeri la serie regolare resiste alla tremenda crisi del fumetto che da anni miete continue vittime nel settore. 

Pur essendo il suo Nathan Never ambientato in un futuro distopico alla Blade Runner, Serra non ha mai fatto mistero del proprio amore verso il cinema di fantascienza giapponese. Non è un caso, per esempio, ritrovare sulla copertina del numero 37 (L'orrore sopra di noi) un sauro gigante con tanto di creste dorsali che distrugge palazzi. Di questa fascinazione Serra ne ha parlato ampiamente anche in occasione dell'uscita italiana del recentissimo Shin Godzilla. È solo però recentemente che, grazie alla "sua" Sergio Bonelli Editore, l'autore sardo ha potuto alla fine rendere omaggio in modo esplicito a questa sua passione. L'occasione gliel'ha fornita la collana Le Storie, una serie antologica di racconti autoconclusivi ideata da Mauro Marcheselli che spazia in diversi generi narrativi. Il numero 61 ora in edicola s'intitola appunto Astromostri, con un soggetto di Serra realizzato graficamente da Maurizio Rosenzweig (Dampyr per Bonelli – Clown Fatale per Dark Horse Comics). 



La copertina di 
Aldo Di Gennaro spazza via qualsiasi dubbio sul fatto che il titolo dell'albo possa richiamare solo per caso quello del film di Honda. La figura femminile in tuta spaziale che rimanda al personaggio di Kumi Mizuno e il caratteristico disco volante del Pianeta X con le sue tre sfere antigravitazionali sono per gli appassionati del Kaiju Eiga un richiamo simile a quello di un anello luccicante per una gazza. Detto questo però non ci si deve aspettare una storia di mostri giganti. Il racconto è incentrato sulla figura di John Carter, aviatore americano impegnato sul fronte pacifico del secondo conflitto mondiale che una volta ultimate le ostilità decide di non tornare in patria ma di fermarsi in Giappone. Nel prologo il nostro protagonista, mentre il suo aereo sta disperatamente cercando di mettersi in salvo essendo stato gravemente danneggiato in battaglia, vede qualcosa di strano nel cielo. La scena si sposta poi nella Tokyo del 1965 dove troviamo John ben inserito nell'ambiente locale ed apprezzato per la sua abilità nella riparazione di giocattoli e modellini. Questo credito fa sì che venga scritturato come collaboratore alla realizzazione degli effetti speciali di un film di fantascienza (sì, proprio quello). Sul set si verificheranno però una serie di eventi che confermeranno a John che quanto aveva intuito molti anni prima su quell'aereo sta per avverarsi.


Esistono a mio avviso due approcci alla lettura di quello che è senza dubbio un bel racconto: lo sguardo dell'appassionato di cultura cinematografica di genere nipponica e quello dell'amante del fumetto di qualità. Per i primi l'albo rappresenta il biglietto di Pinocchio per il Paese dei Balocchi. Ogni vignetta viene scansionata con occhio attento e per tutta la durata della lettura permane un collegamento mentale ed emotivo tra le citazioni filmiche contenute nella storia ed il proprio vissuto cinematografico. In alcuni casi l'effetto nostalgia che ne deriva è dirompente, soprattutto per coloro che per motivi anagrafici hanno potuto vedere L'invasione degli astromostri al cinema - ed il sottoscritto non solo ci rientra, ma ha anche conosciuto Godzilla in questa occasione così come Antonio Serra (cfr. la sua recente intervista sul nostro sito). Non si contano i rimandi contenuti nelle varie tavole e l'ultima cosa al mondo da fare sarebbe quella di segnalarli e privare i fans del Kaiju Eiga del piacere della caccia al tesoro. Faccio un'eccezione solo per la citazione che mi ha colpito come un flash. La vignetta centrale di pagina 55 ci proietta immediatamente nel dance club di quello che è stato il film più lisergico e anomalo della saga del sauro radioattivo cioè Godzilla Furia di mostri e così facendo contribuisce a rafforzare la componente visionaria che caratterizza il racconto. 

 

Ritornando però ai due approcci alla lettura, se con il primo l'appassionato appaga il suo occhio corre però anche il rischio di non cogliere il valore reale dell'opera, facendosi distrarre più dal particolare che dall'insieme. È un errore che si deve evitare, cercando nelle letture successive d'immedesimarsi in un lettore che a malapena conosce il nome di Godzilla e nulla più. Nel mio caso l'effetto di questo esercizio è stato paragonabile alla degustazione di un vino rosso pregiato. Appena lo versi e lo sorseggi resti affascinato dalle caratteristiche più evidenti che già appagano il tuo palato. È però solo dopo che decanta la parte più inebriante, che riesci a cogliere tutte quelle sfumature che rendono l'esperienza veramente unica. Il soggetto di Antonio Serra non è solo intriso di amore per questi aspetti della cultura del Sol Levante ma è anche costruito in modo intelligente, mettendo tutte le tessere della vicenda al posto e nel momento giusti. Si crea quindi un racconto in sospeso tra realtà ed immaginazione che però scorre in modo da non essere solo un lunghissimo prologo al finale, pecca tipica di alcuni film con il medesimo impianto (alcuni di M. Night Shyamalan, per intederci). Il lettore entra subito in empatia con John Carter, empatia destinata a crescere pagina dopo pagina fino all'acme del finale.

Il tutto è reso graficamente in modo superbo dalle matite di Maurizio Rosenzweig che riesce a farci stabilire un contatto immediato con questo universo così distante propostoci dall'autore (
qui la nostra intervista all'artista). Ci troviamo di fronte ad un tratto fortemente plastico, grazie a una sapiente padronanza del chiaroscuro e già questa imponenza ci immerge nel mondo dei mostri giganti che fa da sfondo alla storia. Allo stesso tempo però si colgono anche alcune volute imprecisioni nelle proporzioni o esagerazioni nei tratti somatici che avvicinano a quella sublime imperfezione che ha caratterizzato i Tokusatsu dell'era Showa (dagli anni '50 agli anni '70). Al di là di queste considerazioni personali, ci sono semplicemente alcuni quadri, quali la splash page dell'incontro con King Ghidorah (pagine 26-27), che lasciano a bocca aperta proprio come John a pagina 28. 


 

Insomma con Astromostri siamo in presenza di un piccolo gioiello che non poteva che trovare la sua collocazione se non in una collana antologica. I pezzi unici, si sa, sono sempre i più preziosi.



Astromostri
(collana Le Storie, numero 61)
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra
Disegni: Maurizio Rosenzweig
Edizioni: Sergio Bonelli Editore
Prima edizione, Ottobre 2017
116 pagine, 4 euro