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[ANIME] Godzilla: Il pianeta dei mostri


 


  
di Andrea Gigante


Del tutto scollegato rispetto a tutte le iterazioni fin qui create, il nuovo lungometraggio del sauro atomico, Godzilla: Il pianeta dei mostri rappresenta la prima parte di una trilogia, ma anche il primo in animazione CGI mai prodotto per il grande schermo negli oltre 60 anni di storia della saga – il film è approdato infatti nelle sale giapponesi lo scorso 17 novembre, mentre la distribuzione a livello internazionale avviene attraverso Netflix.
Realizzato dallo studio di animazione giapponese Polygon Pictures, il film vede collaborare alla direzione Hiroyuki Seshita e Kobun Shizuno.
Ai due registi il compito di rinnovare un consolidato canovaccio che, pur nel rispetto di una tradizione iniziata nel 1954 e ben radicata nell’immaginario della cultura di massa, introduce coraggiosamente elementi del tutto inediti, di fatto rappresentando scenari mai esplorati in precedenza.



La storia, ideata e scritta da Gen Urobuchi, sviluppa infatti un approccio narrativo orientato all’avventura fantascientifica, ambientata in un futuro apocalittico, e scandito dalle tipiche connotazioni della space opera, con tanto di viaggio interstellare intrapreso dai superstiti della razza umana allo sterminio che i mostri hanno provocato sulla Terra, in cerca di un nuovo pianeta dove ricominciare. In questo senso, è possibile cogliere analogie con le opere di Leiji Matsumoto, un maestro del genere, in particolare con una delle sue più celebri epopee spaziali, La Corazzata Yamato, dove l’equipaggio della nave spaziale Argo affronta un lungo viaggio pieno di insidie per raggiungere Iscandar e recuperare il Cosmo DNA, una speciale macchina in grado di neutralizzare le radiazioni che hanno reso il pianeta inabitabile, mentre qui i sopravvissuti all’olocausto vagano nelle immensità cosmiche per 20 lunghi anni nella speranza di trovare una nuova patria che possa garantire un futuro all’umanità. Il tema del viaggio alla ricerca della terra promessa che possa risollevare le sorti del genere umano, inoltre, è al centro di Danguard, un altro capolavoro di Matsumoto.

Non è un caso, quindi, che a collaborare con Urobuchi sia Sadayuki Murai, già sceneggiatore di Capitan Herlock – The Endless Odyssey e Star Blazers 2199. Come in ogni epica spaziale che si rispetti, non poteva poi mancare un altro degli ingredienti fondamentali del genere: la presenza di alieni provenienti da galassie lontane. Da rimarcare che per la prima volta nella saga, gli abitanti di altri mondi vengono qui dipinti non come invasori intenzionati a conquistare il nostro pianeta natale, ma come alleati degli uomini; innumerevoli civiltà sono infatti state precedentemente annientate da esseri del tutto simili a Godzilla. Nel tragico fato che accomuna i protagonisti umanoidi della vicenda emerge il registro dagli inconfondibili toni cupi e altamente drammatici tipici della penna di Urobuchi, non per niente soprannominato “Urobutcher” e che anche stavolta non smentisce la sua fama, principalmente noto per l’anime Puella Magi Madoka Magica, caratterizzato da una trama piena di angoscia e dolore, che contrasta con un design estremamente kawaii che farebbe pensare a tutt’altro, benché in questo caso si è tuttavia optato per un insieme più coerente.



La disperazione che attanaglia i passeggeri della Aratrum, stremati nello spirito e nel corpo dalla prolungata permanenza nell’agghiacciante vacuità dello spazio oscuro, è ben delineata nei loro volti consunti ed emaciati. Il logorio del viaggio alla deriva nello spazio profondo, peraltro, è dettagliatamente reso graficamente anche nei particolari delle uniformi, dei mecha e degli interni dell’astronave. Di particolare rilievo il predominante utilizzo dei toni scuri, atto a conferire realismo e tridimensionalità alle dinamiche scene d’azione che nella seconda parte del film, in cui scendono finalmente in campo i mostri, si susseguono freneticamente. Una menzione di merito spetta alla fluida animazione computerizzata, che esalta le adrenaliniche sequenze di combattimento che vedono, in principio, le truppe umanoidi a bordo di imponenti esoscheletri da battaglia opposte ai Servum, letali creature simili a draghi alati, nella cornice di una suggestiva location dominata da una rigogliosa foresta costituita da alberi mutanti situata su una nebbiosa catena montuosa, immersa in un ecosistema profondamente mutato durante i 20.000 anni di assenza dell’uomo dalla Terra, trascorsi per effetto della dilatazione gravitazionale del tempo. Si conferma quindi l’alto livello qualitativo della Polygon Pictures, una garanzia nel settore degli anime fantascientifici, responsabile della produzione, tra le altre, di serie come Transformers: Prime e Knights of Sidonia che anche il pubblico italiano ha avuto modo di apprezzare.



La presenza dei Servum, una interessante new entry nel pantheon fantastico di matrice Toho, è funzionale al racconto in quanto rappresenta l’ostilità dell’ambiente circostante, e prepara il terreno all’ingresso in scena di colui che indiscutibilmente è il sovrano del nuovo habitat.
Godzilla è il simbolo della natura che si ribella, la proiezione deforme del lato peggiore dell’uomo, che abusa delle risorse della Madre Terra, ostacolando con le sue stesse mani la propria sopravvivenza. Godzilla è il simulacro della natura selvaggia che ha inesorabilmente preso il sopravvento sulla civiltà umana, e che regna incontrastata sul pianeta Terra. La sua fisionomia, contraddistinta da una possente muscolatura, ricorda a grandi linee quella adottata dalla Legendary, ma la principale caratteristica che differenzia l’AnimeGoji dai suoi predecessori è la sua peculiare altezza che raggiunge ben 300 metri! Per l’occasione, Godzilla rispolvera le sue capacità rigenerative già esibite in alcuni capitoli del passato, a cui si aggiunge un nuovo potere: quello di generare uno campo elettromagnetico. In questa ottica, l’abilità della rigenerazione è da interpretarsi come un chiaro messaggio: la natura è sempre pronta a riconquistare, lentamente ma altrettanto prepotentemente, lo spazio che le è stato tolto. In egual misura, Godzilla si muove lentamente e implacabilmente, inarrestabile e insieme spaventoso, così come lo era stato il suo più immediato precursore in Shin Godzilla, il capolavoro di Hideaki Anno e Shinji Higuchi, riempiendo lo schermo con la sua presenza orribilmente divina.
In definitiva, Godzilla in versione anime funziona!



A funzionare meno, però, sono i personaggi, la cui psicologia è appena accennata. L’unico profilo caratteriale sufficientemente sviluppato è quello del protagonista dall’animo tormentato Haruo Sasaki, nel quale non è arduo riscontrare molti punti di contatto con l’eroe di una delle serie manga/anime di maggior successo degli ultimi anni: Eren Jaeger de L’attacco dei giganti. Proprio come Eren, il quale assiste impotente alla morte della madre divorata da un gigante, matura un rancore verso i titani superiore alla paura nei loro confronti, e giura di sterminarli tutti, similmente Haruo è spettatore della morte dei propri genitori causata da Godzilla, un trauma che dà origine nel giovane a un odio profondo, alimentato dal sentimento di vendetta, che soltanto l’eliminazione della sua nemesi potrà placare! L’ossessione di Haruo è il motore che muove gli ingranaggi del film, ma tanti altri aspetti, lasciati momentaneamente in sospeso, dovranno necessariamente essere approfonditi nei seguiti, per questo, nonostante le ottime premesse, la pellicola andrà valutata come parte di un’opera più grande, di cui attendiamo con ansia i futuri sviluppi.