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[LIBRI] Eiji Tsuburaya: Master of Monsters


 


  

Sebbene a Tsuburaya e ai suoi film siano stati dedicati molti libri e articoli, pochissimi sono scritti in una lingua diversa [dal giapponese] su questo gigante del cinema nipponico”. Una figura, la sua, “importante nel periodo postbellico come quella del regista Akira Kurosawa. E come Kurosawa, Tsuburaya ha gestito un potere senza precedenti, collocando la Toho sulla mappa internazionale, e fondando poi la sua compagnia […] ancora oggi fedele al suo motto di Creare Amore e Sogni per i Bambini”. Con queste parole, August Ragone introduce i lettori al suo libro sulla vita e le opere di Eiji Tsuburaya, un volume sorprendente per quantità di informazioni e completezze su uno dei principali artefici della fortuna di Godzilla (e non solo).

Redatto in lingua inglese e per questo disponibile unicamente attraverso il mercato dell'import, Eiji Tsuburaya: Master of Monsters è un autentico atto d'amore verso la dedizione e la forza creativa, dimostrata nel corso della sua vita, dall'uomo che ha letteralmente “inventato” l'industria degli effetti speciali giapponesi, attraverso un'azzeccata miscela di divertimento (proprio e altrui) e dedizione al lavoro, retaggio della più classica tradizione nipponica. Un amalgama particolare, esaltato da un dettaglio che Ragone ci ricorda fin dalle prime battute: sul set di Godzilla, Tsuburaya era uno dei più anziani fra i realizzatori di prima linea, avendo iniziato a lavorare nell'era del cinema muto. Dunque una figura di esperienza, capace però di mantenere quel piglio attento all'innovazione, che ha giovato a tutta l'industria del cinema fantastico.

Il libro è articolato in dieci capitoli, ciascuno dei quali delimita un arco temporale molto preciso. A questi si alternato gli interventi (su fondo giallo, per distinguerli dal resto) di autorevoli rappresentanti della saggistica e del cinema giapponese. Trattandosi di un prodotto esterno al nostro mercato, e per agevolare chi non ha particolare dimestichezza con l'inglese, vi proponiamo un focus più approfondito sulle singole parti:

- Head in the Clouds (La testa fra le nuvole) 1901-1933: L'approccio seguito dall'autore è lineare, lungo tutta la vita di Tsuburaya e parte perciò dall'infanzia in famiglia, rivelandoci anche il significato del suo nome. Nato come “Eiichi” (primogenito), il futuro maestro degli effetti speciali perse la madre prematuramente ed ebbe al suo fianco uno zio di poco più grande di lui, che assunse perciò il ruolo di “fratello anziano”. Per questo a lui fu affibbiato il nomignolo “Eiji”, che sta per “secondogenito”. Oltre al rapporto con la famiglia, si inizia qui a delineare la passione per gli aerei e la creazione manuale, che lo portò, ad esempio, a restare affascinato dal cinema non per quanto vedeva sullo schermo, ma perché incuriosito dal proiettore capace di generare la “magia”. Dopo aver conosciuto casualmente il regista Yoshiro Edamasa, Tsuburaya ottenne il suo primo ruolo di cameraman (accreditato) nel film del 1919 Awaremi no kyoku (A Tune of Pity). Il racconto della carriera prosegue intrecciando sempre pubblico e privato (si racconta, ad esempio, l'incontro con la giovane Masano, poi diventata sua moglie). Il capitolo si chiude con la visione di King Kong, che ha rappresentato un momento rivelatorio per il futuro dell'artista.

- Innovation, War and Occupation (Innovazione, Guerra e Occupazione) 1933-1953: La carriera di Tsuburaya ottiene una netta accelerazione con il lavoro sui film di propaganda, anche se nel 1939 viene forzatamente arruolato come pilota, coronando in questo modo il suo sogno d'infanzia, ma con amarezza, visto il precipitare del mondo nel Secondo conflitto mondiale. Resta costante la sua voglia di innovarsi e stare al passo con le novità della tecnologia, mentre sullo sfondo assistiamo anche alla nascita dei Toho Studios. Osteggiato dalle autorità americane che occupano il Giappone dopo la guerra, Tsuburaya decide di farsi da parte finché la stretta non si allenta e gli permette di tornare in sella presso la Toho.

- The Roar Heard Around the World (Il ruggito che risuonò in tutto il mondo) 1954-1955. Il capitolo sulla creazione di Godzilla: un tour-de-force cui non seguì riposo. Pochi mesi dopo l'uscita, infatti, Tsuburaya fu subito coinvolto nella lavorazione del sequel Il re dei mostri, cui è dedicato anche un contributo a parte, sempre di Ragone, sulla versione pesantemente rimaneggiata per il mercato americano, intitolata Gigantis the Fire Monster (anche più drastica di quella subita dal capostipite).

- Master of Monsters (Il Maestro dei mostri) 1956-1962. In questo capitolo, uno Tsuburaya la cui grandezza è già affermata prosegue senza sosta il suo lavoro sui successivi kaiju eiga della Toho: Rodan il mostro alato, I Misteriani, Varan, Mothra, Gorath e Il trionfo di King Kong, che segna il ritorno del gorilla nella vita dell'artista. Ogni film ha il suo momento sotto i riflettori, con brevi ma significativi approfondimenti, e non vengono dimenticati neppure i progetti non fantastici, primo fra tutti lo spettacolare 8 dicembre 1941, Tokio ordina: distruggete Pearl Harbor, del 1960. Il capitolo si chiude con un contributo di Ed Godziszewski, editore del Japan Giants magazine (e co-autore del recente e preziosissimo libro su Ishiro Honda, che recensiremo prossimamente), che racconta i suoi contatti con chi ha collaborato con Tsuburaya.

- The House That Eiji Built (La casa che Eiji costruì) 1962-1966. La nuova carrellata lungo i successivi lavori di Tsuburaya si distingue per la nascita della Tsuburaya Productions, la casa di produzione indipendente, attraverso la quale l'artista può affrancarsi dai meccanismi dello studio sistem, trattando da esterno e scegliendo i progetti più interessanti per la sua continua sfida professionale. Da notare, nel materiale iconografico presente in questo capitolo, anche il manifesto italiano di Matango il mostro. Il primo lavoro della Tsuburaya Productions sono gli effetti visivi di Taiheiyo Hitoribotchi (Alone in the Pacific), realizzato nel 1963 dal Maestro Kon Ichikawa. Dopo Atragon, è il turno di Watang! Nel favoloso impero dei mostri, che Ragone considera un autentico capolavoro, spendendosi in lodi profonde, da vero appassionato. Di particolare merito, nel capitolo, il dietro le quinte la creazione di Ultra Q, la serie televisiva che apre a Tsuburaya il mercato del piccolo schermo, e che rinnoverà la sua fortuna: si procede dal primo concept, denominato Woo, al successivo Unbalance, fino al definitivo Ultra Q (dove “Q” sta per “Question”, domanda, a sottolineare il carattere fantasy-mistery della serie, da molti non a caso accostata a Ai confini della realtà, di Rod Serling). Per questo prodotto, Tsuburaya si dota di una stampante Oxberry 1200 di nuova produzione, che rappresenta un ulteriore salto di qualità per i suoi lavori e che rinnova il suo primato nell'industria degli effetti speciali giapponesi. Il capitolo prosegue con Ghidorah il mostro a tre teste e L'invasione degli astromostri, per chiudersi con il lancio di Ultra Q in tv e il suo enorme successo.

Di particolare nota il successivo contributo di Guy Marine Tucker, autore del libro “Age of the Gods: A History of the Japanese Fantasy Film”, che fornisce racconti di prima mano sui Maestri Ishiro Honda, Teruyoshi Nakano, Jun Fukuda e Akira Ifukube, con particolare riferimento anche al loro carattere e ai rispettivi metodi di lavorazione. Materiale inestimabile per gli appassionati!

Segue un secondo e più breve contributo, stavolta del fumettista e appassionato John Paul Cassidy, sugli altri mostri del periodo, Gamera su tutti.

- Hero From the Stars (L'eroe delle stelle) 1966. Chiaramente un intero capitolo non può non essere riservato a Ultraman, la creazione più famosa di Tsuburaya al di là di Godzilla. Se ne racconta l'intera genesi, la derivazione da Ultra Q, il recupero di alcune idee di Woo, la prima versione, intitolata Redman, fino al risultato finale e al successo. Gli elementi forniti sono molti, si spingono nei dettagli di singoli episodi e arrivano alla versione americana. Un contributo in appendice, sempre di Ragone, si focalizza invece sui legami fra i serial di Tsuburaya e i più noti in Occidente The Outer Limits e Ai confini della realtà.

 

- The Monsters' Last Hurrah (Ultimi fuochi per i mostri) 1966. Contestualmente a Ultraman, proseguono le commissioni cinematografiche su opere quali Kong uragano sulla metropoli e Il ritorno di Godzilla. C'è spazio anche per il serial per ragazzi Booska the Friendly Beast. Il contributo d'appendice vede in azione nientemeno che Shogo Tomiyama, il celebre produttore di Godzilla nell'era Millennium, che ricorda l'importanza di Tsuburaya.

- The Ultra Aftermath (Il dopo Ultraman) 1967. Le nuove sfide di Tsuburaya con le altre serie a tema “Ultra”: Ultra Eye e Ultra Seven. In appendice un contributo di Akira Tsuburaya, figlio del Maestro.

- Farewell to the Master (Addio al Maestro) 1967-1970. Gli ultimi anni e il lavoro sfrenato su più fronti, costringono Tsuburaya a delegare a volte il compito ai collaboratori. Sono anche gli ultimi fuochi dello studio sistem Toho e le opere degne di nota non mancano: King Kong il gigante della foresta, Il figlio di Godzilla e, naturalmente, il monumentale Gli eredi di King Kong. Né vengono trascurati gli altri film non fantasy e le nuove produzioni televisive, ma il clima è ormai quello della fine, e il capitolo si chiude dolorosamente con la morte dell'artista. Il successivo contributo ci restituisce il sorriso, attraverso la testimonianza di Brad Warner, un appassionato americano che è riuscito a coronare il suo sogno di lavorare per dodici anni alla Tsuburaya Productions.

- The Legacy (L'eredità). L'ultimo capitolo riunisce una serie di contributi che allargano il raggio d'azione di Tsuburaya al presente, illustrandone il lascito e l'influenza non solo sull'industria nipponica, ma anche sugli appassionati di tutto il mondo. Dopo l'introduzione di Ragone, ecco quindi un focus del giornalista e filmmaker Norman England, che vive in Giappone e può così fornire uno sguardo dell'industria dall'interno. E un contributo di Mark Nagata sul merchandise legato a Tsuburaya – che contrariamente a ciò che si può pensare non riguarda solo Ultraman, esistono persino le action figure dell'artista stesso! Questa sezione è accompagnata da pagine esclusivamente fotografiche per una carrellata d'insieme sui prodotti da collezione.
 

La forza del lavoro di Ragone sta nella sua capacità di mantenere la lucidità del cronista, che offre preziose informazioni sullo stato delle cose nell'industria giapponese e nella progressione dell'arte di Tsuburaya, di concerto con i vari interventi, unanimi nel consenso verso il Maestro, ma sempre pronti a fornirne nuove sfaccettature. Allo stesso tempo, però, memore dell'approccio adottato dall'artista e tecnico nipponico, Ragone non fa mai venir meno il piglio appassionato di chi racconta un argomento che evidentemente lo appassiona. Si crea perciò un ponte fra scrittore e realizzatore che dona al libro un amalgama perfetto, rendendolo utile e allo stesso tempo molto godibile.

Infine non va sottostimata la portata “spettacolare” del volume, che presenta numerose foto dal dietro le quinte, spesso in formato a tutta pagina, in modo da esaltarne l'impatto. Quand'anche non si conoscesse la lingua, la lettura è raccomandata anche solo per perdersi nel sense of wonder che spicca dalle pagine grazie al ricchissimo apparato iconografico.

La versione da noi recensita è quella in brossura del 2014, con copertina morbida (ne esiste una precedente con cover rigida). La differenza di formato, per fortuna, non pregiudica l'impatto visivo né tantomeno il valore di un libro di riferimento per gli appassionati dal fantastico nipponico.

 

Eiji Tsuburaya: Master of Monsters – Defending the Earth with ULTRAMAN, GODZILLA and FRIENDS in the GOLDEN AGE OF JAPANESE SCIENCE FICTION FILM
di August Ragone
Chronicle Book, San Francisco
208 pagine
Solo in lingua inglese


Chiudiamo con il video realizzato dal blog Imago Recensio, che offre un'esaustiva visione del libro: