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[ANIME] Godzilla: Minaccia sulla città


 


  di Andrea Gigante


Appare presto chiaro quanto il capitolo intermedio della trilogia animata dedicata al Re dei mostri, Godzilla: Minaccia sulla città, punti ad approfondire gli aspetti caratteriali degli schieramenti in campo sciogliendo alcuni nodi del precedente Godzilla: Il pianeta dei mostri.



La narrazione riparte subito dopo gli avvenimenti accaduti nel primo film, con i pochi sopravvissuti alla pirotecnica battaglia ingaggiata con Godzilla che vengono soccorsi dagli Houtua, una razza indigena dallo stile di vita primitivo discendente dell’umanità e perfettamente adattata al radicale cambiamento del pianeta.
Dall’organizzazione sociale tribale, gli Houtua abitano in caverne nel sottosuolo per sfuggire ai Servum, e utilizzano lance, archi e frecce come armi per combatterli.
Il loro popolo richiama inevitabilmente alla mente gli abitanti di Infant Island, ma qui gli autori, pur continuando a operare nel solco tracciato dalla tradizione, rielaborano distintamente i concept per creare una mitologia autonoma. Un intento esplicitato nella rappresentazione delle gemelle Shobijin, qui a grandezza naturale a differenza delle precedenti incarnazioni, ognuna con una propria personalità e un proprio nome, la severa Maina e la dolce Miana.
Le loro chiome azzurre hanno frange a forma di antenne di falena, la loro pelle è coperta da disegni decorativi, un elemento comune a tutta la loro gente, e produce una misteriosa polvere medicamentosa, frutto del patrimonio genetico ereditato dagli insetti. Inoltre sono in grado di comunicare attraverso la telepatia, come quando mettono in guardia i loro ospiti del fatto che la loro divinità benevola era stata sconfitta da Godzilla che aveva risparmiato solo un uovo, lasciando presagire una probabile comparsa di Mothra nel terzo e ultimo film.



A fare da contraltare ai pacifici Houtua, dediti all’armonia e alla vita in perfetta simbiosi con la natura, mutata per adattarsi a quello che loro considerano un dio vivente, i bellicosi alieni Bilusaludo, già visti nel primo film, e il loro sinistro legame con il nanometallo. Quest’ultimo è il materiale sviluppato per costruire Mechagodzilla, l’arma anti-Godzilla realizzata nel 21esimo secolo e distrutta ancor prima che potesse essere messa in funzione, che nel corso dei millenni è autonomamente progredita nella Città Mechagodzilla, un immenso complesso tecnologico situato ai piedi del Monte Fuji.
Il Godzilla di metallo che si presenta agli spettatori non ha quindi le sembianze di un robot gigante, così come è apparso in vari film della serie o nel capolavoro di Steven Spielberg Ready Player One, ma è un vero e proprio ecosistema dotato di intelligenza artificiale. Un’ulteriore conferma di come lo staff tecnico - rimasto inalterato dal precedente film, con Hiroyuki Seshita e Kobun Shizuno in cabina di regia e Gen Urobuchi alla sceneggiatura - abbia lavorato in una direzione diversa dalla tradizione.

Il misterioso elemento alieno che lo compone, individuato come arma risolutiva per abbattere Godzilla, dilaga però alla stregua di un virus letale che contagia anche gli esseri viventi, non ultimi gli umani tra i quali i piloti degli Avvoltoi, mecha volanti il cui design omaggia i Garde di Knights of Sidonia, impegnati nella furiosa battaglia.
Scopo dei Bilusaludo è fondersi con il metallo intelligente, diventando parte integrante della città supportandone l’unità di controllo come una rete neurale.
La mutazione dei corpi con conseguente disumanizzazione dei protagonisti è mostrata in crude sequenze che riecheggiano, per quanto a ruoli invertiti, le trasformazioni di Tetsuo – The Iron Man, visto che in questo caso è il metallo ad assimilare i corpi, e non il contrario come accadeva nella visionaria opera prima di Shinya Tsukamoto.



In queste concitate fasi emerge il dualismo di Haruo che rappresenta una evoluzione del ritratto monodimensionale visto nel primo capitolo, nel quale si sottolineava la sua testarda ossessione.
Come il Capitano Achab di melvilliana memoria, Haruo è sì mosso da un inestinguibile rancore personale nel dare la caccia a Godzilla, ma non è tuttavia disposto a sacrificare la propria natura umana diventando egli stesso un mostro nel tentativo di perseguire il suo scopo.
A differenza del personaggio letterario protagonista di Moby Dick, il quale si era autoconvinto di poter affrontare da pari a pari una creatura apparentemente soprannaturale, Haruo si ribella alla fredda logica del colonnello bilusaludiano Galu-gu che avrebbe come conseguenza il propagarsi dei nanomateriali su tutta la Terra.
Il parallelismo tra Haruo e l’iconico personaggio di Melville è suggerito neppure troppo velatamente anche dallo strumento che si intende utilizzare per assestare il colpo finale, un arpione microsonda elettronico che il sergente maggiore Yuko Tani definisce “come la lancia usata per le balene”.



Il film ha il suo tallone d’Achille nell’aver privilegiato eccessivamente l’analisi introspettiva dei personaggi, valorizzandone i contrasti: una scelta tipica dei capitoli centrali delle trilogie, che relega però l’azione e Godzilla all’ultimo atto dell’opera.
Nell'insieme il film mostra perciò una linea narrativa a tratti poco coinvolgente, che non ha mancato di suscitare pareri discordanti tra i fan. Tuttavia, una volta iniziato il suo attacco alla Città Mechagodzilla, il sauro ruba la scena con la sua mole mastodontica e la sua potenza senza limiti, frutto di una modellazione in CGI ancora una volta ai massimi livelli.
Dal punto di vista tecnico Polygon Pictures dimostra di saper lavorare al meglio sull’aspetto visivo, valorizzato dall’impiego di colori caldi come il giallo e l’arancio nelle sequenze ambientate nel regno sotterraneo degli Houtua, e il rosso delle impressionanti immagini in cui Godzilla è avvolto dalle fiamme, che spezzano la tendenza agli scenari monocromatici visti nel primo film in cui tutto sembrava metallico.
La trama prepara dunque il campo a una intrigante parte finale, nella quale un pericolo ancora maggiore si prospetta all’orizzonte: il suo semplice nome svelato nella scena post-crediti funge da cliffhanger, introducendo lo spettatore verso il capitolo conclusivo della serie, nel quale avere Godzilla come alleato potrebbe rivelarsi essere l’unica via di scampo.
Sembra quindi profilarsi uno scenario simile a quello di Godzilla II: King of the Monsters della Legendary con Godzilla, Ghidorah e, si spera, Mothra a contendersi il dominio della Terra.
Uno scenario che sarà interessante vedere alla luce dell'elaborazione alternativa creata per questo universo.