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[ANIME] Godzilla: Mangiapianeti


 


  di Andrea Gigante


Se in Godzilla: Minaccia sulla città era predominante la componente tecnologico-scientifica alla base della filosofia dei Bilusaludo, il tema al centro di Godzilla: Mangiapianeti è la spiritualità.

Il focus, in particolare, è posto sulla specie aliena dei religiosi Exif.
Indicati come gli antichi astronauti della teoria del paleocontatto, indossano lunghe vesti bianche e viola, sono alti, hanno la pelle diafana e capelli biondo chiaro dalla pettinatura con due code raccolte detta Mizura (un'acconciatura popolare tra i nobili maschi nell'antico Giappone), orecchie a punta e una durata di vita più lunga degli umani.
Considerati alleati nei primi due film, in questo terzo e ultimo capitolo della trilogia i sopravvissuti del pianeta Exifcalus rivelano la loro subdola natura e le loro sinistre intenzioni, non meno nefaste delle strategie doppiogiochiste dei malvagi Xiliani de L’invasione degli astromostri e Godzilla: Final Wars.
Dotati di poteri psichici simili a quelli degli Houtua, che consentono loro di comunicare telepaticamente e di indurre visioni e allucinazioni, gli Exif sono fautori di una dottrina nichilista che ritiene che l’estinzione totale di ogni forma di vita sia una necessità nell’equilibrio dell’intero universo.



A tessere le trame del piano di “purificazione”, attraverso una lenta ma inesorabile opera di conversione al culto della “morte dorata”, l’astuto sacerdote Metphies.
Non stupisce che il suo nome sia il logogrifo di Mephistopheles.
Metphies, come il demonio del poema di Goethe, offre i suoi servigi a Haruo, novello dottor Faust, aiutandolo a sconfiggere Godzilla a patto che l’umanità sacrifichi la propria anima alla suprema entità mangia pianeti Ghidorah.
Lo sceneggiatore Gen Urobuchi, d’altra parte, aveva attinto a piene mani dalla celebre opera letteraria dello scrittore tedesco anche in Puella Magi Madoka Magica, in cui le protagoniste diventano maghe separandosi dalla propria anima stipulando un contratto con Kyubei, l’alieno privo di sentimenti della razza degli Incubator.



Quantunque l’appellativo di “Planet Eater” cui fa riferimento il titolo internazionale possa di primo acchito far pensare al Divoratore di Mondi Galactus, noto villain dell'universo Marvel, in questa nuova rivisitazione del personaggio, data la sua natura divina, il nemico per eccellenza di Godzilla è maggiormente accostabile agli Dei Esterni del Ciclo di Cthulhu di H. P. Lovecraft.
Ghidorah è un essere interdimensionale composto di energia cosmica che gli Exif sono in grado di evocare per mezzo del Gematron, un amuleto magico che svolge la stessa funzione del Necronomicon.
Appare nella innovativa forma di tre draghi distinti e separati della lunghezza di 20 chilometri che accedono alla nostra dimensione attraverso dei portali simili a buchi neri ed è in grado, grazie ai suoi immensi poteri gravitazionali, di generare distorsioni spazio-temporali che lo rendono invulnerabile, non dovendo sottostare alle leggi fisiche del nostro universo.



La tanto attesa resa dei conti che coinvolge gli storici antagonisti del bestiario targato Toho e che decide il destino del mondo assume quindi proporzioni titaniche.
In questi frangenti, Hiroyuki Seshita e Kobun Mizuno fanno grande sfoggio di talento visivo con impressionanti inquadrature pervase da atmosfere spettrali che catapultano lo spettatore in un clima di apocalisse, cedendo tuttavia il passo a una resa meno avvincente delle scene puramente d’azione e di combattimento, in cui i contendenti appaiono statici e legnosi come diretta conseguenza delle loro smisurate dimensioni.
Un’audace scelta stilistica che non è stata accolta con favore da una buona fetta del pubblico, restio nei confronti di un’estetica distante dai soliti cliché che caratterizzano il genere e insoddisfatto dello scarno screen time attribuito a Godzilla.
Quella che viene imbastita dagli autori è, nella sua interezza, un’opera di ampio respiro che spazia a più livelli di lettura e della quale il personaggio trainante è Haruo.



Anche il capitolo conclusivo, animato come i precedenti da Polygon Pictures, non fa eccezione.
L'elemento chiave del film risiede infatti nel sentimento di odio che Haruo nutre verso Godzilla e che Metphies strumentalizza per alimentare le fiamme del suo desiderio di vendetta e piegare la sua volontà, al fine di far apparire Ghidorah sulla Terra.
Quando la distruzione del mondo sembra ormai prossima, il percorso di crescita interiore di Haruo giunge finalmente a un bivio.
Nel momento in cui affiora il suo senso di colpa per tutte le persone che sono morte inseguendo il suo ideale, Haruo completa la sua piena presa di coscienza di come non sia mai stato Godzilla il vero nemico, ma di come quest’ultimo si celi nell'insaziabile desiderio di progresso scientifico del genere umano, del quale la gigantesca creatura è la manifestazione ultima.
A questo punto diventa per lui imperativo impedire che si ripetano i catastrofici errori che hanno condannato le avanzate civiltà del passato all’annientamento, rinunciando alla propria guerra personale per porre fine al perpetuo ciclo di odio e distruzione.
L’unica via di salvezza, comprende Haruo, è “connettere la vita” con gli Houtua per dare inizio a una nuova rinascita.
Una nuova primavera – poiché è da ciò che deriva il significato del suo nome che risuona come una profezia – per ristabilire l’“equilibrio” e instaurare una pace duratura in armonia con il creato che si potrà concretizzare soltanto con un atto di sacrificio estremo, anche se ciò vuol dire assegnare a Godzilla la palma della vittoria.