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[LIBRI] Godzilla: il romanzo originale


 


  

Edito da Kappalab e disponibile in italiano in quella che, orgogliosamente, l'editore precisa essere “la prima edizione occidentale […] dopo più di sessant'anni da quando fu scritto” il romanzo Godzilla è un altro importante elemento di analisi per meglio comprendere la storia del sauro atomico e le circostanze della sua nascita. Il volume è quella che oggi chiameremmo una novelization (ovvero il romanzo derivato da una pellicola cinematografica), scritta da Shigeru Kayama, partendo verosimilmente dal suo trattamento, poi rielaborato da Ishiro Honda e Takeo Murata per la sceneggiatura vera e propria.

La storia segue in modo abbastanza lineare quella che ritroviamo nel film finito, al netto della cifra più lirica e spettacolare, propria della versione cinematografica. D'altra parte, la breve durata – appena 107 pagine – ci restituisce proprio un prodotto funzionale al mero racconto degli eventi, realizzato quindi a scopo promozionale per tenere alta l'attenzione sul film, senza calcare la mano in ricercatezze stilistiche o di contenuto: il romanzo, infatti, uscì prima che il film arrivasse nelle sale giapponesi, proprio a mo' di compendio promozionale. Lo stesso Godzilla non è descritto con particolare attenzione e conferma quanto riportato da Steve Ryfle nel suo Japan's Favorite Mon-Star: The Unauthorized Biography of "The Big G", secondo il quale Kayama non lo vedeva come un mostro, ma come “un predatore con riflessi rapidi, che raggiungeva la terraferma principalmente per nutrirsi di animali vivi, e che mostrava un interesse da gorilla per le creature femminili” - chiaro in questo senso il parallelo con King Kong. Anche se Kayama era all'epoca un nome prestigioso della narrativa fantastica, è dunque chiaro come in questo caso il suo sia stato un apporto professionale ma non principalmente artistico. La lettura del romanzo, in ogni caso, è molto utile per appassionati e studiosi perché permette di farsi un'idea più chiara dei cambiamenti intervenuti in corso d'opera sul film e, conseguentemente, grazie all'apporto fornito da Honda e Murata.

L'elemento di maggiore distanza dal film è l'unione dei personaggi di Hideto Ogata e Shinkichi Yamada/Yamane in uno solo. Nel film, si ricorderà, Ogata è il protagonista, interpretato sullo schermo da Akira Takarada, mentre Shinkichi – l'attore Toyoaki Suzuki – è il ragazzo che sopravvive all'attacco di Godzilla sull'isola di Odo e il cui urlo disperato per la morte della famiglia, tra la pioggia e il fango, resta una delle immagini-simbolo della pellicola. Nel romanzo i due personaggi coincidono: Shinkichi (qui Shinkichi Morita) è un nativo dell'isola di Odo – che sulla carta diventa Oto – trasferitosi in città per assumere il ruolo che nel film è di Ogata. Tornato sull'isola, è testimone dell'attacco di Godzilla nel modo in cui vediamo nel film. Questa piccola differenza introduce un elemento altrimenti assente nella pellicola: il rancore di Shinkichi per la creatura, che motiva l'ostinazione con cui cercherà di distruggerla e di convincere Serizawa a usare l'Oxygen Destroyer. Ogata, in ogni caso, non compare dal nulla: nel romanzo è presente un personaggio minore con lo stesso nome.

(da Godzilla: Toyoaki Suzuki (a sinistra) nel ruolo di Shinkichi e Akira Takarada (a destra) in quello di Ogata)


Questa interessante variazione ha un'ulteriore e importante conseguenza: lo Shinkichi del romanzo, focalizzato com'è sulla lotta a Godzilla, non è innamorato di Emiko Yamane (nel film l'attrice Momoko Kochi) come invece vediamo nella pellicola. A prima vista parrebbe un particolare secondario, ma in realtà la componente sentimentale, e il triangolo che si viene a creare fra Ogata, Emiko e Serizawa, rappresenta uno degli elementi di continuità più forti con le precedenti (e meno note) opere di Ishiro Honda. Si tratta perciò di un tema che l'autore sentiva con forza, anche perché legato alla sua storia personale e alle difficoltà incontrate ai tempi del fidanzamento con la futura moglie Kimi, un legame osteggiato dalla famiglia di lei. Pertanto, in questa differenza tra il film e il romanzo troviamo simbolicamente rappresentato uno dei nuclei autoriali dell'opera. Questo, naturalmente, senza tacere quanto il pubblico dell'epoca fosse abituato ai melodrammi popolari: pertanto l'inserimento di una componente sentimentale era sicuramente appetibile per favorire il successo commerciale della pellicola. Un caso, insomma, in cui l'interesse autoriale e quello commerciale hanno finito per coincidere felicemente.

L'altro elemento, presente invece nel libro e assente nella pellicola, è la “Legione Gojira”, una misteriosa organizzazione protagonista di un subplot. Il gruppo parteggia apertamente per il mostro e vede in lui una sorta di divinità ispiratrice. I protagonisti ipotizzano persino che la Legione sia dietro gli attacchi di Godzilla e lo controllino, ma i fatti smentiranno decisamente questa ipotesi, quando il sauro spazzerà via i suoi sedicenti “ammiratori” con una fiatata atomica! È probabile che, attraverso questa Legione, si volessero riecheggiare i moti di protesta che in quegli anni si opponevano all'occidentalizzazione forzata e predicavano un ritorno allo spirito guerriero del Giappone – la Legione annuncia chiaramente che Godzilla “tornerà a Tokyo, e riaccenderà i cuori di tutti i giapponesi codardi”. Un elemento, insomma, abbastanza didascalico per un'opera altrimenti attenta a veicolare le proprie istanze politiche in modo molto meno grossolano: da parte nostra plaudiamo la scelta di non includerlo nella pellicola.


All'interno del volume è poi presente, non annunciata ma certamente gradita, anche la novelization de Il re dei mostri, seconda pellicola della saga. Diversamente da Godzilla, in questo caso non troviamo variazioni significative rispetto alla versione poi passata al cinema e recentemente recuperata grazie all'uscita in DVD. Similmente a quanto accade con le pellicole, anche in questo caso la versione cartacea è molto più breve rispetto all'opera che l'ha preceduta, appena 68 pagine. Gli eventi seguono dunque in maniera alquanto precisa la vicenda cinematografica, con minime e poco significative variazioni. Una di queste vede Kayama calcare la mano sulla ferocia di Godzilla che, in più di un'occasione, si scaglia anche contro i protagonisti umani: ad esempio, nel primo faccia a faccia sull'isola di Iwato, il sauro cerca di ghermire i due protagonisti Tsukioka e Kobayashi con i suoi artigli, tanto che l'arrivo di Anguirus finisce involontariamente per distrarlo e salvare così i due malcapitati. Nel film, invece, i due mostri vengono avvistati insieme e, più in generale, si ha la sensazione che Godzilla agisca su una scala che non contempla direttamente gli umani – vengono in mente le parole di Ishiro Honda secondo il quale il dramma dei mostri era semplicemente quello di essere troppo grandi e inadeguati per un mondo forgiato a misura degli uomini.

Interessante notare come, anche nel romanzo, rimanga comunque presente la componente più “leggera” della pellicola, con i protagonisti che affrontano la devastazione punzecchiandosi in maniera amichevole e scherzosa e guardando al futuro. In tal modo, le descrizioni più crude della ferocia di Godzilla hanno anzi il merito di esaltare ancora di più, per opposizione, questo lato lieve della vicenda. Come abbiamo già precisato altrove, la scelta di un registro leggero, nettamente opposta alla componente fortemente drammatica del primo Godzilla, sembra testimoniare il clima di particolare fiducia nel futuro che attraversava un Giappone già proiettato verso il benessere. Un aspetto, quest'ultimo, testimoniato nel film dalla scena del ballo in un night fra Tsukioka e la giovane Hidemi, assente nel libro dove i due protagonisti si trovano invece per strada. Va ricordato infatti che il 1955 in cui esce il film, è lo stesso in cui viene dato alle stampe il romanzo Taiyo no kisetsu (“La stagione del sole”) di Shintaro Ishihara, che farà entrare nell'immaginario il termine “Taiyozoku”, riferito alla generazione che emerge negli stessi anni e che si porrà in contrapposizione ai valori tradizionali ormai percepiti come fallimentari alla luce della sconfitta bellica. Una generazione, insomma, che guarda al futuro e ai modelli occidentali, che nel film e nel romanzo si ritrova in parte già rappresentata da questi protagonisti che si oppongono con fiducia ai mostri. Certo, il sacrificio imposto nel finale, identico a quanto si vede nella versione cinematografica, ricorda che comunque questa distanza generazionale non possa prescindere da azioni tipiche proprio dei vecchi valori, e in questo senso Il re dei mostri è a suo modo vicino ai nuclei tematici portati avanti da Honda nelle altre sue pellicole.



Nel complesso, il volume si dimostra quindi interessante: redazionalmente Kappalab lo accompagna con una breve introduzione, seguita da un'accorata dichiarazione d'epoca dell'autore (“Questa storia rappresenta la mia partecipazione alla campagna [contro l'uso degli ordigni nucleari], e va considerata parte di uno di questi movimenti, sotto forma di romanzo”). Alla fine troviamo inoltre una serie di note che fanno luce su alcuni aspetti tipici della cultura nipponica citati nel testo, insieme all'indice dei capitoli e a una serie di pagine promozionali sugli altri romanzi della collana – fra i quali spiccano le enciclopedie dei mostri e degli spiriti giapponesi di Shigeru Mizuki.

La traduzione di Francesco Nicodemo e Dario Rotelli, sebbene in alcuni isolati punti incespichi in qualche passaggio poco scorrevole, assicura comunque una buona comprensione degli eventi e non risulta arida. L'elemento più controverso, sottolineato con puntualità e una punta di orgoglio nella prefazione, riguarda l'uso del nome “Gojira” in luogo di Godzilla e “Angiras” invece di “Anguirus”. Alle diciture internazionali adottate dalla Toho si è insomma preferito un approccio più “purista”, dichiaratamente per “dare anche in Italia la sensazione che questa creatura misteriosa […] fosse esplicitamente giapponese anche nella pronuncia del nome”. Consapevoli come siamo che ormai ogni editore usa l'adattamento che vuole, inseguendo il criterio della fedeltà assoluta, riteniamo che in questo caso tanta preoccupazione sia eccessiva per Godzilla, ormai indicato con il nome internazionale anche sui manifesti delle pellicole giapponesi (si veda la recente trilogia animata). Ad ogni modo, la scelta di Kappalab, dichiaratamente approvata dall'editore originale giapponese, testimonia quantomeno la volontà di curare fino in fondo l'edizione, senza lasciare nulla al caso. Pertanto, plaudiamo la volontà di seguire a tutti i costi un approccio serio. Non era una scelta scontata nello scenario italiano, dove troppo spesso Godzilla è stato trattato in modo distratto.


Godzilla

Scritto da Shigeru Kayama
Editore: Kappalab – collana NOVEL
Prima edizione: Giugno 2018
208 pagine, 15 euro