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[LIBRI] Fant'Asia


 


  

Primo testo storico-critico pubblicato nel nostro paese a focalizzarsi in maniera specifica sul cinema fantastico dell'estremo oriente, Fant'Asia rientra nel corpus librario degli anni Novanta, periodo pionieristico nella riscoperta dei generi e nell'applicazione di nuovi modelli di analisi filmica. Fra le case che hanno battuto questo sentiero, l'ormai scomparsa Granata Press ha svolto un ruolo importante, proprio grazie ai titoli pubblicati nella collana “Ombre Elettriche”, dedicata in larga parte al cinema di genere italiano, con Fant'Asia a costituire una peculiare eccezione.

La sfida, definita 'pazzesca' dall'autore Riccardo Esposito nell'introduzione, effettivamente non è da poco: fornire una panoramica esaustiva del cinema prodotto nell'intero continente asiatico dagli albori al presente. Questo avviene attraverso una serie di macro-capitoli tematici, dedicati rispettivamente a Giappone, Hong Kong, Cina (Repubblica Popolare Cinese), Filippine, Indonesia, fino a un'ultima parte onnicomprensiva sugli “Altri paesi” (ovvero Corea del Sud, Malesia, Thailandia e Taiwan). Il che giustifica un formato più grande rispetto agli altri volumi di Ombre elettriche (con circa il doppio delle pagine), comunque sempre maneggevole e pratico nella sua ricerca della sintesi.

La struttura generale delle varie parti che compongono il volume si precisa immediatamente: una prima che passa in rassegna i generi e i temi (anche qui per la maggior parte curata da Esposito), e una seconda con schede di approfondimento su singoli titoli e personalità dell'industria locale (registi, produttori, attori).

Già da queste note si può comprendere come gli autori abbiano posto quale priorità la schematizzazione e la sistemazione delle pellicole in categorie molto ben definite (horror, fantastico, fantascienza), secondo un approccio decisamente all'occidentale, non facile considerando la tendenza asiatica a rompere gli schemi per favorire la contaminazione dei generi. Può dunque apparire curioso trovare nel mucchio pellicole wuxia di registi quali Chang Cheh o King Hu, ma in questo senso viene in aiuto il sottotitolo (non presente in copertina, ma pubblicato all'interno del volume) che raggruppa ed estende il campo d'interesse: “Spettri, demoni, vampiri, mostri, alieni, donne-serpente, women in prison, cavalieri erranti, arti marziali, 'fantastique', mitologia & Co. nel cinema popolare dell'Estremo Oriente (Cina, Corea, Filippine, Giappone, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Tailandia, Taiwan)”.

Il libro si pone perciò quale utile “primo passo” per l'approfondimento di un genere poco frequentato (soprattutto all'epoca). Ne consegue altresì che, pur intrecciandosi alla saggistica che nello stesso periodo porta a un'entusiastica scoperta del cinema asiatico (hongkonghese soprattutto, si pensi agli scritti di Giona Nazzaro o Alberto Pezzotta), si distanzia dalla stessa per via di un approccio più orientato al piacere del ritrovamento che dell'analisi strettamente intesa. Non che manchino possibili livelli di lettura che tentino di correlare la produzione cinematografica alla storia e ai temi nodali delle culture di volta in volta affrontate, ma in generale non trovano spazio interpretazioni radicali dei vari filoni, che gli autori nello stesso periodo tentavano altrove – si pensi agli scritti dello stesso Esposito per pubblicazioni quali la coeva prozine Amarcord – Il lato oscuro del cinema, dove si affrontano con piglio per l'epoca molto più innovativo e coraggioso le pellicole di Godzilla e Gamera.

 


Soffermandoci in particolare sul capitolo dedicato al Giappone (più vicino al nostro campo d'indagine), troviamo innanzitutto una parte (curata da Max Della Mora) dedicata ai “Kaidan”, ovvero le ghost stories dalle origini al presente - ma naturalmente senza tutta la rinascita J-Horror di Hideo Nakata o Kiyoshi Kurosawa che sarebbe arrivata qualche anno più tardi. A risaltare in modo particolare sono quindi personalità come Nobuo Nagakawa o Teruo Ishii. La seconda parte, curata da Esposito, vede invece protagonisti “Il Kaiju Eiga e la fantascienza”, divisi tra film di Godzilla, Toho Monsterama (ovvero gli altri titoli kaiju della casa), Gamera & Co, Fantascienza (i lavori senza mostri o quasi), Dopo-bomba e catastrofico, fino a Eros & Fantastique, per un totale di 26 pagine, senza considerare le schede.

Il racconto della nascita di Godzilla ha naturalmente un suo posto di rilievo, e se oggi può apparire già noto, per l'epoca deve aver rappresentato un primo e fondamentale spiraglio di luce in un buio fatto unicamente di ricordi equamente divisi tra le sale parrocchiali e le visioni sulle televisioni private. Meno confortanti i giudizi, dove si sottolineano eccessivamente i debiti verso le pellicole americane – che nessuno vuole negare, ma l'insistenza rischia di sminuire gli aspetti propri della SF nipponica. Per il resto, il primo Godzilla viene definito “non totalmente disprezzabile” e Inferno nella stratosfera addirittura “vietati ai maggiori di 14 anni (…) Per noi il divieto è abolito: [questi film] ce li guardiamo ancora, rossi di vergogna”. Un atteggiamento che oggi può essere definito addirittura sprezzante, ma che, se contestualizzato in un periodo di prima riscoperta, indica il non voler eccedere in entusiasmi di parte (d'altro canto il termine che abbonda maggiormente per indicare queste pellicole è “psychotronico”, a indicare una sorta di indirizzo unicamente rivolto agli amanti del bizzarro). In ogni caso il volume è dedicato “con affetto e sincera gratitudine” a Ishiro Honda.

A prescindere dai limiti e dalla natura pioneristica del lavoro generale, l'informazione resta comunque molto ricca e in grado di accendere la curiosità su un corpus d'opera davvero imponente: a rendere straordinario il volume, infatti, è la consapevolezza che sia stato realizzato in un'epoca “analogica”, quando l'accesso alle fonti non era facilitato dalla presenza della Rete. Prova ne sia la corposa bibliografia, che rimanda quasi interamente a opere estere, e che Esposito precisa essere servita per raccogliere all'incirca il 40% delle informazioni presenti nel volume. Il resto è stato messo insieme attraverso ricerche private, incontri con gli autori asiatici e studi compiuti con piglio da autentici studiosi. Lo stesso vale anche per l'apparato iconografico, con le immagini fornite prevalentemente dagli stessi Esposito e Max Della Mora. Anche per questo il volume rimane ancora un reperto prezioso e da collezione.

 

Fant'Asia – Il cinema fantastico dell'estremo oriente
Scritto da Riccardo Esposito con Max Della Mora e Massimo Monteleone
Editore: Granata Press, Bologna
Prima edizione Luglio 1994
320 pagine, 40.000 lire (fuori catalogo)