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[FUMETTI] Godzilla: La guerra dei 50 anni


 


  

Pubblicata negli Stati Uniti a cavallo fra la seconda metà del 2012 e l'inizio del 2013, Godzilla: La guerra dei 50 anni è la quinta serie a fumetti dedicata al sauro atomico creata dalla IDW Publishing nello scorso decennio. La scelta di SaldaPress di editarla per prima ha sicuramente a che vedere con la notorietà dell'autore James Stokoe (che i Salda-lettori già conoscono per i fumetti dedicati alla saga di Alien), ma anche con l'efficacia della proposta in sé. In sole cinque uscite, infatti, l'autore canadese riesce a sintetizzare un'ampia porzione dell'universo kaiju della Toho, mantenendo un ritmo fresco e in grado di avvicinare anche i non iniziati. Dunque un'opera dall'animo duplice, che ha il pregio di accontentare i fan cui naturalmente si rivolge, coinvolgendo però anche i neofiti.


Come ribadito dalle riflessioni in coda al volume, Stokoe si è proposto quale autore completo (sua sia la storia che i disegni) perché mosso da sincera passione per il materiale, muovendosi trasversalmente fra le varie iterazioni della saga. Il suo animo duale, insomma, gli ha permesso di approcciarsi alla narrazione come fosse un film dell'era Millennium, mantenendo però uno sguardo complice anche verso le pellicole Showa e Heisei. La storia prende così le mosse dall'originale Godzilla del 1954, durante il quale si situa il primo incontro fra il sauro e il giovane tenente Ota Murakami per il quale la caccia al mostro diventerà un'ossessione di vita. Il resto della storia immagina poi uno sviluppo alternativo rispetto alle continuity già note, scandendo la narrazione attraverso i molteplici incontri/scontri tra Murakami e Godzilla nei decenni, fino al 2002. La scelta di quest'anno non ci appare casuale: l'aspetto del Grande G è infatti proprio quello visto nella Kiryu Saga (formata da Godzilla Against Mechagodzilla e Godzilla: Tokyo S.O.S.) dello stesso periodo e chiude così il cerchio dei riferimenti alle pellicole Millennium.



(Re dei mostri a confronto, a sinistra quello di James Stokoe e a destra il "KiryuGoji" da Godzilla: Tokyo S.O.S.)

Ciò che colpisce subito è il ritmo spedito di una narrazione forgiata letteralmente nelle fiamme e nel sangue di una palette cromatica che intinge i disegni in una costante dominante rossastra, ribadendo in tal modo la serietà della storia, pur all'interno di un range emotivo che non disdegna pure qualche passaggio più lieve. L'ironia, in particolare, è più forte nei primi capitoli (che riecheggiano perciò le pellicole dell'era Showa), mentre la continuity si infittisce nella parte centrale più in stile Heisei, dove spicca il cattivo Deverich (crasi di Devlin e Emmerich, una frecciata d'autore verso il famigerato film americano del 1998). Lo stile di disegno, tondeggiante quel tanto che basta per richiamare l'estetica manga, è poi piegato a una gestione della tavola più vicina alla sensibilità dei comic book americani, ribadendo una volta di più l'eclettismo e l'anima duale dell'opera. Accanto a una griglia più tradizionale, con l'occasionale comparsa di didascalie che illustrano i pensieri del protagonista, svettano così le spettacolari splash page in cui Godzilla è messo a confronto con la risibile statura degli umani, su cui torreggia da campione. Particolarmente incisiva anche la riproduzione del ruggito come un'onda sonora ottenuta “ricalcando l'immagine all'oscilloscopio [...] della controparte cinematografica”, segno di un approccio viscerale alla materia, immersivo e poco incline all'uso più banale delle classiche onomatopee.


Sebbene la narrazione abbia una chiara focalizzazione soggettiva, sottolineata dalla cornice che riproduce il diario dello stesso Murakami, Stokoe riesce a essere chiaro nell'esposizione e a restituire il senso globale della battaglia, affastellando molteplici creature del bestiario Toho (lasciamo al lettore scoprire quali, sono davvero tante, pescate dalle varie ere, nel tipo e nel design) e colossali scene di distruzione metropolitana. Con il procedere della lettura, il rapporto fra i due antagonisti, l'umano e il mostro, si arricchirà di qualche ulteriore sfaccettatura, lasciando emergere di più il ruolo di ago della bilancia che Godzilla ricopre rispetto all'ordine naturale messo in crisi ora dai classici scienziati pazzi, ora dai mostri spaziali come l'immancabile Ghidorah. Una visione che dunque spinge in avanti l'idea di Stokoe, anticipando le narrazioni delle recenti pellicole del MonsterVerse americano.



(La cover del libro, seguita dal frontespizio che riproduce il diario di Ota Murakami)


Il libro si rivela così avvincente e curato nella presenza dei materiali finali, con le già citate riflessioni dell'autore e una gallery con i bozzetti delle cover americane e altri artwork di vari autori. Una proposta insomma vincente, per una sfida tutt'altro che semplice nei suoi presupposti: la mancanza pressoché totale di opere a fumetti di Godzilla in Italia – persino la storica run Marvel degli anni Settanta è rimasta inedita – se da un lato offre infatti ampie possibilità di esplorare il materiale, dall'altro chiarisce il rischio legato alla distribuzione di simili storie nel mercato italiano delle nuvole parlanti. Bene dunque la scelta di SaldaPress di partire in quarta con una proposta aggressiva, attraverso un volume di pregio, con cover cartonata e effetti in rilievo, che racchiude l'intera miniserie. In questo modo si ribadisce infatti la volontà di operare in modo non estemporaneo rispetto alla fonte, ma offrendosi in pasto a un pubblico che sa riconoscere le proposte di valore, effettuate da un editore qualificato. Con le sue dimensioni di circa 18x28cm, il libro resta inoltre in grado di esaltare la visibilità delle tavole restando comodo da leggere e lontano dalle tipiche operazioni di facciata con cui tante opere vengono oggi rilanciate in formati scomodi e troppo voluminosi.