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27/07/2014, 01.42
Rodan: Nessun problema, anzi grazie per aver subito condiviso la news (praticamente abbiamo agito in contemporanea ;)
27/07/2014, 01.41
OmegaSaurus: Ohibò pardon, mi ero dimenticato che esisteva il thread per il seguito
27/07/2014, 01.36
Rodan: Comunque ora abbiamo anche la news sul sito ;)
27/07/2014, 01.36
Rodan: Omega ho rimosso il post, non per cattiveria, ma perché era nel topic sbagliato, essendo una notizia riferita al sequel :)
26/07/2014, 14.55
OmegaSaurus: Ieri oziando allegramente ho rivisto GMK... proprio bello!
22/07/2014, 22.41
OmegaSaurus: Risposto!!
22/07/2014, 00.12
Rodan: PM per Omega
19/07/2014, 23.22
ZillaUniverse: Grazie Ghidorah, io approfitto sempre delle riedizioni. ;)
19/07/2014, 21.21
King Ghidorah: Zilla, sei fortunato ad aver vissuto un evento del genere. Quando l'ho visto a suo tempo non volevo uscire dalla sala!
18/07/2014, 22.23
ZillaUniverse: "Il Buono, Il Brutto e il Cattivo" è il miglior film che ho visto..... al cinema! Questa serata me la ricorderò per sempre!
14/07/2014, 11.19
ZillaUniverse: Scusa Rodan, ma quando l'ho visto sono impazzito. :D
14/07/2014, 00.43
Rodan: Bravo, così facendo mi hai rovinato la già programmata news sorpresa di domani :D
13/07/2014, 18.38
ZillaUniverse: Grande sorpresa per il forum (e per me): http://www.dvd-store.it/DVD/DVD-Video/ID-50145/Ghidorah-Il-mostro-a-tre-teste.aspx
10/07/2014, 16.19
ZillaUniverse: Grazie Rodan. :)
10/07/2014, 14.39
Rodan: Bravo Zilla, sei un privilegiato :)
09/07/2014, 22.23
ZillaUniverse: Vedere per la prima volta in vita mia "Per Qualche Dollaro in Più" seduto davanti al grande schermo del cinema.... è UNA GODURIA ASSOLUTA!
07/07/2014, 22.56
ZillaUniverse: Ho visto il famoso "Dune": molto bello e splendido negli effetti, però..... quanto diamine è complicato!
29/06/2014, 23.01
ZillaUniverse: "Dracula" del 1931 che ho visto stasera con Bela Lugosi come interprete è fantastico!
28/06/2014, 17.12
ZillaUniverse: Rivisto dopo anni "Coraline e la Porta Magica": è inutile, continua sempre ad essere il capolavoro assoluto dei film d'animazione in stop-motion dopo "Nightmare Before Christmas" (guarda caso dello stesso regista).
28/06/2014, 10.40
ZillaUniverse: Sono andato a vedere "Maleficent": il film è uno dei più grandi insulti al personaggio su cui è basato dai tempi di "Godzilla" di Emmerich, tuttavia preso come film in se è bello, basta pensare che non sia un film su Malefica (ed io questo l'ho capito dal primo minuto e quindi me lo sono goduto lo stesso). Bel film ma non eccelso.
27/06/2014, 11.09
OmegaSaurus: Penso di sapere cosa... :))
27/06/2014, 11.04
Rodan: News in arrivo sul sito, preparatevi a godere!!!
26/06/2014, 16.13
OmegaSaurus: Dopo la temibil burrasca orbene ho finito... grazie ragazzi :)
20/06/2014, 07.33
King Ghidorah: In bocca al lupo!
19/06/2014, 23.16
Rodan: In bocca al lupo Omega! :)
19/06/2014, 19.01
OmegaSaurus: Perdonate le rade apparizioni ma gli esami sono pressanti quanto la stretta di Manda sul Gotengo! Ci sentiamo presto
17/06/2014, 15.37
Rodan: Bravo Zilla, mi spiace per i problemi avuti, ma ci tenevamo al tuo parere :)
17/06/2014, 12.45
ZillaUniverse: Perdonate il GRANDISSIMO ritardo da quando ho visto il film, ma sono stato molto impegnato con la scuola e ho subito da poco un torto che mi ha fatto stare male per qualche giorno, scusate ancora.
16/06/2014, 11.19
OmegaSaurus: Oggi è il 60esimo di "Assalto alla Terra"... :)
14/06/2014, 18.31
**Mr.DooM**: Visto che nemmeno il King lo sa, mi permetto di rispondere.
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**Mr.DooM**
#21 Inviato : mercoledì 24 agosto 2011 19.54.52
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DOSSIER GAMERA & C. SU NOCTURNO # 108!

La NEWS su Godzilla-Italia!

Di seguito l'introduzione al cinema degli "altri" mostri giapponesi a cura di Glauco Guardigli.

Non solo Toho: i tokusatsu Daiei
A inaugurare la stagione dei tokusatsu (gli effetti speciali, soprattutto meccanici o comunque non esclusivamente realizzati con procedimenti ottici) della Daiei, fu uno jidaigeki (film di ambientazione storica, in costume) di propaganda, Kakute Kamikaze wa Fuku (Thus Blew the Divine Wind, Santaro Marune, 1944), ambientato nel 1281, all’epoca della Seconda invasione mongola del Giappone: il film, permeato dell’inevitabile retorica bellica nelle esortazioni alla difesa della patria, racconta la strenua resistenza opposta all’orda mongola dall'esercito giapponese, fino alla provvidenziale tempesta che distrusse la flotta nemica. È probabile – ma non si hanno notizie certe – che la messa in scena della tempesta sia da attribuirsi al celebre cineoperatore Kazuo Miyagawa. Anche Nichiren to moko daishurai (Nichiren and the Great Mongol Invasion, Kunio Watanabe, 1958) – narrazione forse eccessivamente agiografica delle avventure del celebre monaco buddista Nichiren, interpretato da un intenso Kazuo Hasegawa – si conclude con una tempesta che si abbatte sulle navi mongole, questa volta però il riferimento (anch’esso storico, e da qui il termine kamikaze, “vento divino”) è l’invasione del 1274: la scena fu girata in una grande vasca costruita negli studi di Kyoto, sotto la supervisione di Yonesaburo Tsukiji, uno dei più noti tecnici dello Studio. Altre pellicole a sfondo storico/mitologico della Daiei fecero largo uso di effetti speciali: nel 1961, fu la volta di un vero e proprio kolossal, sancito dall'inedito formato a 70mm e arrivato perfino nelle sale italiane, Budda (tit. or. Shaka), fortemente voluto dal patron Masaichi Nagata e diretto dal bravo Kenji Misumi, regista noto soprattutto per i chambara (film di duelli con la spada) di Zatoichi e di Itto Ogami, ma il cui nome risulta spesso legato a produzioni fantastiche. Il film, rinunciando nell’assunto a ogni parvenza di aderenza storica, narra le vicende del principe Siddharta (Kojiro Hongo, giovane star della Daiei, presente anche nella saga di Gamera), e delle insidie ordite ai suoi danni dal malvagio cugino Devadatta (Shintaro Katsu, uno dei più celebri interpreti di Zatoichi): impressionante nell’impianto visivo, con migliaia di comparse e un’opulenza ostentata, è decisamente troppo parlato e troppo lungo (più di due ore e mezza nell’edizione originale, accorciata di 15 minuti in quella internazionale). Per gli effetti speciali furono riuniti alcuni dei migliori tecnici gravitanti nell'orbita della Daiei di Kyoto: Yoshiyuki Kuroda, autore degli splendidi effetti speciali dei tre Daimajin nel 1966, come supervisore e assistente alla regia; il veterano Tatsuyuki Yokota, già operatore di Mizoguchi ai tempi del muto, agli effetti fotografici; Tohru Matoba, meno noto ma figura di riferimento dei tokusatsu della Daiei, alle miniature; la neonata P Productions di Tomio Sagisu, infine, alla realizzazione dei segmenti animati. Ciononostante, quando si dovette ricreare sul set il terremoto che distrugge il sacrilego tempio innalzato da Devadatta, la qualità del girato risultò molto inferiore alle aspettative. Il successo ottenuto dal film, tuttavia, portò nel 1962 alla realizzazione di un altro polpettone ascrivibile al genere epico, ambientato nel III secolo d.C. e dedicato alle imprese del primo imperatore cinese Qin Shi Huang: Shin Shikotei (The Great Wall), di Shigeo Tanaka, regista in seguito del secondo titolo della serie Gamera, con il solito cast all stars, a cominciare dal protagonista Shintaro Katsu, e gli SFX di Yonesaburo Tsukiji. Pare che Tsukiji fosse stato chiamato sul set solo in un secondo momento, mentre era impegnato nelle riprese di Kujira Gami (The Whale God, 1962), un notevole dramma in costume, scritto da Kaneto Shindo con più di un’eco da Moby Dick e diretto da Tokuzo Tanaka, maestro del cinema di chambara: in un piccolo villaggio della costa, due uomini sono ossessionati dalla caccia a un’enorme balena assassina, da una parte il giovane Shaki, che vuole vendicare la morte di tre generazioni di pescatori della sua famiglia, dall’altra il violento Kishu, giunto al villaggio per assicurarsi la taglia che pende sulla testa del mostro. Se già il cast vede nuovamente contrapposte due delle maggiori star della Daiei, Kojiro Hongo nel ruolo di Shaki e Shintaro Katsu in quello di Kishu, particolarmente efficaci risultano gli effetti speciali, affidati a Takesaburo Watanabe, che per la Toho avrebbe lavorato in seguito a Godzilla: Damon Foster, editore di Oriental Cinema – a onor del vero, non propriamente la fonte più attendibile sul cinema giapponese –, riporta che nel progetto originario di Tsukiji il cetaceo si sarebbe dovuto realizzare tramite una struttura gonfiabile della lunghezza di dieci metri, ma che invece alla fine si optò per una riproduzione della sola parte anteriore dell’animale, del peso di tre tonnellate, azionabile con un meccanismo idraulico (campo nel quale Watanabe eccelleva). Citiamo al volo anche l’oscuro film catastrofico del 1963 Fusoku 75 bei (altrove Fusoku nana-ju gometo, Wind Velocity: 75M), ancora di Shigeo Tanaka, con la direzione degli effetti speciali del solito Tsukiji e interpretato dal Ken Utsui di Spaceman (come è conosciuto da noi il supereroe protagonista della serie della Shintoho Supa jaiantsu), che si rivelò un fiasco al botteghino e fu funestato da vari incidenti durante la lavorazione, tra cui un allagamento che rese a lungo inagibili i teatri di posa.


Per quanto concerne più propriamente il cinema fantastico, la Daiei fu una delle prime case di produzione a dare una chance alla fantascienza, già nel 1949, con Tomei ningen arawaru (The Invisible Man Appears), diretto da Nobuo Adachi. A parte l’inserimento nella trama di una banda di rapinatori, la pellicola non propone sostanziali novità rispetto alla versione della Universal del ’33: l’uomo invisibile del titolo ricalca fedelmente il look “bende e trench” di Claude Rains, e il siero dell’invisibilità del professor Nakazato (Ryunosuke Tsukigata, truccato come un giovane Albert Einstein) presenta il solito effetto collaterale di portare alla follia chi lo assume. Anche il campionario dei “trucchi” appare piuttosto scontato: la sigaretta che si fuma da sola, il piano che si mette a suonare, la sedia girevole che si muove e ovviamente una gran quantità di oggetti che “volano” (spesso mostrando i fili). Ci si chiede se ci fosse davvero bisogno di scomodare il grande Eiji Tsuburaya, qui in trasferta dalla Toho. L’esperienza gli servirà comunque nel 1954 sul set del Tomei ningen di Motoyoshi Oda, questa volta proprio per la Toho. Tuttavia il film alla fin fine risulta gradevole e sorprende la scelta di Adachi di riprendere intere sequenze con la soggettiva dell’uomo invisibile, accentuando un piacevole effetto di straniamento nello spettatore. Nello stesso anno uscirono altri tre film della Daiei che si avvalevano della collaborazione di Tsuburaya: Hakuhatsuki (The White Haired Demon, regia di Bin Kato), dramma horror di ambientazione moderna, tratto da un racconto di Edogawa Rampo; Yurei ressha (Ghost Train, regia di Akira Nobuchi), ennesimo adattamento di una piece di Arnold Ridley, nota soprattutto per la versione cinematografica inglese del 1941, diretta da Walter Forde, su un gruppo di passeggeri bloccati di notte in una piccola stazione di provincia infestata da un treno maledetto – Tsuburaya realizzò con modellini la sequenza in flashback del treno che deraglia e precipita da una scogliera; Nijiotoko (Rainbowman), un mistery senza alcuna connotazione sovrannaturale, infine, è certamente il più interessante dei tre. La giovane reporter Mimi Simakai (Teruko Akatysuki), col fidanzato Ryosuke (Keiju Kobayashi, un dinoccolato Jimmy Stewart nipponico), indaga su una serie di omicidi che coinvolgono Yurie, sua amica d’infanzia, i cui strambi membri della famiglia vengono falcidiati uno a uno, pronunciando in punto di morte la parola “arcobaleno”… Diretto con taglio modernissimo dal maestro Kiyohiko Ushihara, veterano del cinema muto, Nijiotoko, si distingue anche per essere il primo film mainstream a fare uso – per di più contestuale – del colore: l’assassino infatti somministra alle sue vittime una dose di mescalina che scatena in loro allucinazioni iridate, rappresentate con inserti a colori nella pellicola in bianco e nero – e probabilmente Tsuburaya era incaricato proprio di sovrintendere alle questioni tecniche del procedimento.


Gli anni ’50 furono inaugurati dal discreto ma sopravvalutato Tetsu no Tsume (Iron Claw, 1951), diretto da Nobuo Adachi, il regista di Tomei ningen arawaru. Sceneggiato dallo stesso Adachi da un soggetto di Shozo Nakamizo – nome de plume dietro cui si cela l’attore protagonista Joji Oka – è un pastiche che mescola alla rinfusa Il dottor Jekyll e Mr. Hyde, L’uomo lupo e King Kong: la trama ruota intorno a una serie di brutali omicidi di cui è sospettato Kyosuke Tashiro (Oka), un pio uomo di chiesa che, azzannato da un gorilla durante la guerra (sic!), quando si abbandona ai piaceri dell’alcol regredisce allo stato primordiale… Per la sequenza del morphing, il tecnico Noriaki Kondo si rifece ai classici: per la prima fase della trasformazione utilizzò trucchi preapplicati sul viso dell’attore che venivano man mano evidenziati aggiungendo o rimuovendo filtri colorati alle luci – lo stesso procedimento utilizzato in Il dottor Jekyll di Mamoulian (1931) e in I vampiri di Freda (1956) –, e per gli istanti finali ricorse alla stop motion per l’aggiunta del make-up prostetico.


Nel 1956 toccò invece a una produzione di fascia alta, il fantascientifico Allarme dallo spazio (da noi distribuito in dvd solo nel 2009, tit. or. Uchujin Tokyo ni arawaru, Koji Shima, 1956), girato a colori con evidenti ambizioni internazionali – dopo l’inaspettato trionfo in Occidente del suo Rashomon (Akira Kurosawa, 1950), Masaichi Nagata era diventato uno dei produttori giapponesi più attenti ai mercati esteri – che racconta di una razza di alieni pacifici, i Pairani, che atterrano a Tokyo per mettere in guardia la popolazione dalla minaccia di un grosso meteorite in rotta di collisione con la Terra (senza tralasciare una paternale sui rischi dell'uso sconsiderato dell'energia atomica). I soliti Tohru Matoba e Yonesaburo Tsukiji – e non il fantomatico Kenmei Yuasa, come si legge un po' ovunque e che potrebbe essere l’errata traslitterazione di Noriaki Yuasa, il regista del Gamera Showa, così come viene indicato sui manifesti spagnoli – si preoccuparono della realizzazione dei tokusatsu, che includevano alcune pregevoli miniature per filmare la scena del maremoto causato dall’avvicinarsi del Pianeta R all’atmosfera. Piuttosto nota tra gli appassionati, nonostante risultati non eccelsi al botteghino, la pellicola viene ricordata soprattutto per le bizzarre sembianze degli alieni, stelle marine con un solo occhio al centro del corpo, da un concept design del celebre artista avanguardista Taro Okamoto. In era pre internet, tuttavia, su questo titolo si venne a creare una certa confusione dovuta ad alcune foto di scena, pubblicate su riviste e fanzine, nelle quali i Pairani venivano raffigurati come enormi kaiju intenti a distruggere la città; situazione non presente nel film, probabilmente furono fatte circolare ad arte dallo stesso distributore come espediente per sfruttare la crescente popolarità di Godzilla.


Nel 1957, la Daiei, con Tomei ningen to hae otoko (The Transparent Man vs. the Fly Man, oppure The Murdering Mite), diretto da Mitsuo Murayama, ritornò sul tema dell’uomo invisibile, questa volta “buono”, contrapposto a uno scienziato malvagio, che usa la capacità di rimpicciolirsi per vendicarsi di coloro che hanno testimoniato contro di lui in un processo per crimini di guerra. Influenzato dalla nascente stagione dei pinku eiga (film erotici), gli spettatori dell’epoca prestarono maggiore attenzione alle grazie dell’avvenente Mori Ikuko che non alla trama o alla qualità degli effetti speciali che, per questa seconda entrata, con Tsuburaya ormai stabilmente alla Toho, vennero affidati a Matoba: da ex operatore alla ripresa era il più indicato quando, come in questo caso, si doveva fare ricorso principalmente a effetti ottici. Seguirono, sempre per la Daiei, due jidaigeki con variazioni sul tema, Tomei tengu (The Invisible Demon, Mitsuo Hirotsu, 1960) e il farsesco Tomei Kenshi (The Invisible Swordman, Yoshiyuki Kuroda, 1970), dopodiché lo sfruttamento del soggetto prese una deriva ero guro (erotico grottesca) nei cataloghi di altre case di produzione, portando cioè le evidenti implicazioni voyeristiche di questo tipo di pellicole alle estreme conseguenze dei film di violenza sessuale.


Nel 1959, intanto, la divisione televisiva della Daiei, sulla scia del successo ottenuto dal serial tv Gekko Kamen, portato al cinema dalla Toei, aveva messo in cantiere la sua prima serie tokusatsu – più propriamente la sottocategoria henshin, che potremmo definire, alla spicciola, “supereroistica” – Shonen Jet (The Jet Boy), andata in onda per due stagioni fino al 1962, per più di ottanta episodi: tratta da un manga poco noto di Takeichi Tsunayoshi, narra le avventure del giovane Ken Kitamura, assistente di un celebre detective, che per dare una svolta alle indagini del suo capo si infila un paio di occhialoni, inforca uno scooter avveniristico (!) e si lancia a testa bassa contro improbabili nemici, insieme al fido cane lupo Shane. Jet Boy ha inoltre il potere di lanciare «urla soniche» con cui sbaraglia (letteralmente) i criminali. A questa fecero seguito Maboroshi Tantei (Phantom Detective), tra il 1959 e il 1960, e Kaiteijin Hayabusa (Submariner 8823), nel 1960.
Tornando allo specifico cinematografico, nel 1960 Tokuzo Tanaka diresse Oeyama Shutendoji (The Demon of Mount Oe), ingiustamente poco noto e ispirato a una delle tante leggende nate intorno alla figura del condottiero Minamoto no Yorimitsu (948 - 1021), al servizio della famiglia Fujiwara: sul Monte Oe, Yorimitsu (Raizo Ichikawa) e i suoi quattro luogotenenti ingaggiano una lotta senza quartiere contro il demone Shutendoji (Kazuo Hasegawa) e le sue orde, colpevoli di aver divorato innocenti fanciulle. Poco frequentata commistione di jidaigeki e kaiju eiga (i tre Daimajin arrivarono nel 1966), con i tecnici abituali impegnati nelle riprese di Budda, si avvalse degli effetti speciali del free-lance Fuminori Ohashi (a capo dello studio Ohashi Kogeisha), il pioniere degli SFX in Giappone e collaboratore abituale di Kurosawa, che mise in scena tra l’altro una splendida battaglia tra i samurai e un ragno gigante – ricordiamo che la Daiei aveva comunque già esplorato il genere samurai/creature fantastiche nel serial cinematografico Akado Suzunosuke, tratto dal manga omonimo del 1954 di Eiichi Fukui: nove film, usciti tra il 1957 e il 1958 e diretti da vari registi, tra cui Bin Kato, Kimiyoshi Yasuda e Kazuo Mori, in cui il giovane Akado, con la sua caratteristica armatura rossa, orfano del padre e addestrato alla disciplina del Bushido dal nonno, nei suoi pellegrinaggi si mette al servizio dei deboli contro avversari spesso dotati di magici poteri.


La Daiei “classica” sarebbe fallita nel 1971, eppure nella seconda metà degli anni ‘60 ci fu un florilegio di titoli tokusatsu: a parte gli otto Gamera dal 1965 e i tre Daimajin nel 1966, che tratteremo nelle prossime pagine, tra il 1968 e il 1969 uscirono i tre Yokai Monsters (si veda anche il dossier L’occhio nel pozzo, allegato a Nocturno # 32, marzo 2005) che, come scopriremo poi anche per i film di Daimajin, appaiono, nella versione occidentale uscita negli Stati Uniti, nell’ordine sbagliato. Il primo dei tre fu infatti Yokai hyaku monogatari (Yokai Monsters 2: One Hundred Monsters), diretto da Kimiyoshi Yasuda. Più un puro jidaigeki che un film “horror”, si lega alla tradizione culturale di dedicarsi, nelle soffocanti serate estive, a raccontare storie di spettri e fantasmi per poter rabbrividire e far così fronte al caldo incessante (eh, sì... il Giappone è proprio il paese dei contrari). Vero e proprio rito, questa tradizione, detta rakugo, dovrebbe concludersi con una sorta di “esorcismo” per allontanare gli spiriti. Il protagonista del film, uno spietato proprietario terriero, si rifiuta di eseguirlo, con le conseguenze che potete immaginare. Yokai daisenso (Yokai Monsters 1: Spook Warfare), di Yoshiyuki Kuroda, è invece tutto vissuto dalla parte degli “spiritelli”. Un antico demone Babilonese arriva in Giappone e vuole “spodestare” gli spettri che laggiù stanziano. I mostri si organizzano, scatenando una vera e propria guerra, ricca di effetti speciali e anche di ironia. Questo film ha avuto una sorte di “sequel” (più che un remake) ad opera di Takashi Miike, nel 2005, con lo stesso titolo. Nel terzo e ultimo film, Tokaido obake dochu (Yokai Monsters 3: Along with Ghosts), nel quale i due registi precedenti uniscono le forze, di nuovo gli Yokai passano in secondo piano rispetto alle vicende umane, che vedono una bimba dover ritrovare il proprio padre e vendicare la morte del nonno, ucciso da dei criminali che, inevitabilmente, finiscono male grazie ai nostri amici spiriti. Ben scritti da Tetsuro Yoshida (del quale parleremo ancora), questi film sono piacevoli da vedere e ricchi di immagini insolite. Impossibile non citare la presenza del Kasabake (l’ombrello spettro), che dimostra come, secondo l’etica shintoista, anche gli oggetti hanno una loro anima e possono diventare dei fantasmi! Ma ora, andiamo ad occuparci della tartaruga gigante più famosa al mondo... Gamera!
Rodan
#22 Inviato : lunedì 18 giugno 2012 17.00.32
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Locazione: Isola dei mostri di Ogasawara
Non avevo mai commentato questi due dossier, in realtà perché ero rimasto un po' deluso da quello di Godzilla.

Però in questi giorni sto rileggendo alcuni vecchi numeri di Nocturno e così mi ero accorto che il dossier su Gamera non l'avevo letto proprio sshh

Beh, è stata una vera sorpresa, è davvero ben fatto e ricco di curiosità. Quindi se non l'avete preso recuperatelo Wink
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