01/10/2020, ore 02:57 |  Login  |  Registrati

Ricerca Film in database:
Bookmark and Share




Skip Navigation Links
 HOME 
 FILM 
 NEWS 
 G WORLD 
 COMMUNITY 
Skip Navigation Links

[CINEMA] La forma dell'acqua


 


  

di Ilaria Dall'Ara

 

Che forma ha l'acqua? Già dal titolo si evince il diverso modo di Guillermo del Toro di porsi nei confronti di ciò che percepisce attraverso lo sguardo. I suoi sono occhi che scorgono la bellezza dove altri vedrebbero dei difetti, occhi che percepiscono la poesia nel diverso, occhi che si lasciano emozionare e non se ne vergognano affatto.

La forma dell'acqua, seguito ideale de Il mostro della laguna nera, riprende ipoteticamente da dove finiva il film culto di Jack Arnold, che raccontava la storia dell'uomo anfibio in cui alcuni scienziati si erano imbattuti. Già anni prima del Toro aveva in progetto di girarne un remake, in cui la storia era narrata dal punto di vista della creatura e che si sarebbe concluso con il Gill-Man e la bella Kay felici insieme, ma la Universal purtroppo bocciò la sua idea. In seguito Guillermo cambiò direzione, rivolgendosi alla Fox Searchlight e decise di seguire l'ipotesi secondo cui l'uomo anfibio viene catturato in Amazzonia e trasportato negli Stati Uniti per essere studiato e utilizzato per scopi criminali.

Ambientato nel 1962 a Baltimora, il film vede Elisa Esposito (Sally Hawkins), addetta alle pulizie muta fin da bambina in seguito alla recisione delle corde vocali, lavorare in un centro governativo gestito da individui senza scrupoli, che intraprendono esperimenti sulla creatura per utilizzarla contro i russi. La vita della ragazza è intrisa di solitudine, a parte l'amicizia con la collega afroamericana Zelda (Octavia Spencer) e con il vicino omosessuale Giles (Richard Jenkins). Fin da subito Elisa è affascinata e incuriosita dalla creatura, con cui empatizza immediatamente: percepisce il suo dolore e decide di aiutarlo a riconquistare la libertà per tornare al suo elemento naturale, cioè l'acqua. L'ostacolo più pericoloso sarà però il colonnello Strickland interpretato alla perfezione da un luciferino Michael Shannon, mentre il dr. Hoffstetler (Michael Stuhlbarg), scienziato incaricato di studiare la creatura ma in realtà una spia russa, deciderà di aiutarla contravvenendo agli ordini dei suoi superiori.

Il mondo de La forma dell'acqua è una realtà che sta tra il realistico e il fantastico, quasi un'altra dimensione, dove i protagonisti sono tutti freak, diversi, emarginati: la ragazza muta, la collega afroamericana, il vicino gay, la spia russa redenta e soprattutto l'uomo anfibio, creatura umanoide, disgustosa solo per chi non capisce, mentre nel mondo da cui proviene è venerato come un Dio. Scelta questa molto ardita da parte di del Toro e completamente impensabile per un film di sci-fi degli anni Cinquanta, dove i ruoli principali erano tutti affidati ad attori bianchi e attraenti che interpretavano scienziati o medici, alcuni buoni altri mossi da scopi criminali e tutti rigorosamente eterosessuali, mentre la creatura aveva solo un ruolo marginale ed era vista come un mostro e basta. In La forma dell'acqua i ruoli dei protagonisti vengono ribaltati e al centro della storia vi sono invece individui ai margini della società che normalmente sarebbero stati relegati a ruoli di contorno.

L'autore messicano con quest'ultima fatica continua perciò un percorso personale incentrato sui mostri che gli è sempre stato caro, a partire dal vampiro con l'anima buona di Cronos, alle creature fiabesche del sottosuolo de Il labirinto del fauno, fino ai reietti fumettistici di Hellboy, strambi e malvisti dalla gente comune ma che lottano non meno strenuamente per la loro salvezza. La forma dell'acqua riprende inoltre il concetto di critica verso un'umanità miope e crudele che demonizza e discrimina il diverso, già espresso proprio ne Il mostro della laguna nera, e qui incarnato dalla creatura, che gli occhi della dolce Elisa riescono a vedere invece per quel che è: un'anima sola e sensibile, affine alla sua. I tòpoi della fiaba ci sono tutti, ma si tratta di una versione decisamente moderna, in cui del Toro inserisce alcuni elementi molto fisici: Elisa innanzitutto inaugura le sue giornate con un bagno rilassante corredato di autoerotismo e mano a mano che la storia procede è ben chiara inoltre la componente sensuale della creatura, dannatamente attraente (e non solo ai suoi occhi), tanto che i due arrivano a consumare dei più che soddisfacenti rapporti sessuali, sfidando la morale comune e qualunque pregiudizio. Le scene in cui Elisa e l'uomo anfibio si congiungono carnalmente sono di una bellezza mozzafiato e sono rese con una grazia che sfuma in erotismo senza indulgere nel volgare né tanto meno nel bizzarro. Il richiamo alla favola de La bella e la bestia è anche palese e la versione che giunge immediatamente alla memoria è senza alcun dubbio quella di Jean Cocteau del 1946, vera e propria opera d'arte visiva, di cui del Toro è grande estimatore. Il paragone non è scelto a caso, in quanto l'autore messicano utilizza lo stesso meccanismo figurativo per tradurre la fiaba in poesia delle immagini.

Inoltre non ci sono dubbi sul fatto che l'accento sia posto sulla natura ferale e selvaggia dell'uomo anfibio, che agisce seguendo l'istinto, ferendo chi lo attacca in modo aggressivo e letale (vedi le dita staccate a morsi al crudele colonnello Strickland o l'aggressione violenta verso uno dei gatti di Giles); ma è anche un essere estremamente intelligente, capace di apprendere la lingua dei segni e di comunicare con gli umani, e capace soprattutto di provare amore ed empatia verso il prossimo.

E' d'obbligo soffermarsi su chi impersona la creatura sullo schermo, nello specifico Doug Jones, presente in molti film di del Toro, anche in più ruoli, le cui qualità di mimo e caratteristiche fisiche si sposano così bene con la creatività del regista: fauno e "uomo pallido" in Il labirinto del fauno, Abe Sapien in Hellboy e Hellboy: The Golden Army (in quest'ultimo è anche l'Angelo della Morte e il Ciambellano) e infine Gill-Man ne La forma dell'acqua, Doug Jones emerge qui più che mai nelle sue straordinarie doti trasformiste e senza la sua presenza la creatura non avrebbe di certo avuto lo stesso impatto. Del Toro tra l'altro lo aveva espressamente istruito sul fatto che la creatura dovesse essere sexy, pur mantenendo la sua matrice mostruosa, di un fascino più vicino al mondo felino che a quello anfibio, e che potesse instillare sia timore che magnetismo. E non c'è alcun dubbio che Jones abbia raggiunto l'obiettivo e non solo, grazie al bellissimo costume che indossa, progettato da Mike Hill.

Visivamente ammaliante e avvolgente, impreziosito da una splendida fotografia di Dan Laustsen che predilige le cromature verde pastello (gli abiti, l'appartamento di Elisa) e varie declinazioni di blu (l'acqua: elemento catalizzatore e vero punto di incontro tra lei e la creatura), La forma dell'acqua, anche grazie alla pervasiva colonna sonora di Alexandre Desplat, riesce a creare un immaginario potente e magico, dove tutto è possibile e in cui il geniale autore messicano ci porta per mano verso luoghi di fiaba, dove l'amore è un abbraccio che allevia tutto il dolore, che fa dimenticare ogni cosa e dove l'inimmaginabile è possibile anche solo per un paio d'ore. L'apoteosi romantica viene raggiunta nella sequenza onirica del ballo in bianco e nero (del Toro avrebbe peraltro voluto che tutto il film fosse girato così), una struggente dichiarazione d'amore in piena regola verso il passato e al tentativo di preservarne la memoria. Ed è bello farsi cullare dal sogno, lasciarsi andare e farsi risucchiare nel suo mondo fiabesco.

Un film che di sicuro rappresenta la summa della cinematografia di del Toro, un'opera fantasy capace di commuovere ed emozionare, pervasa di magia e sense of wonder e che ha inoltre permesso al suo autore di vedere riconosciuto il proprio talento, giustamente, un po' ovunque nel mondo, con anche quattro recentissimi premi Oscar. I premi spesso sono relativi, ma in questo specifico caso intanto gli daranno la possibilità di finanziare nuovi progetti oltre ad aver avuto il merito non indifferente di celebrare un film di genere a Hollywood, cosa assolutamente non da poco.

E allora lasciamoci cullare dalla "forma dell'acqua" di Guillermo e dai versi meravigliosamente immortali del poeta persiano Sana'i di Ghazna...

"Incapace di percepire la tua forma
ti ritrovo ovunque intorno a me.
La tua presenza mi riempe gli occhi con il tuo amore
e commuove il mio cuore
perché sei ovunque
"