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[LIBRI] Godzilla e altri kaiju


 


  “La ricerca accademica [è] abbandonata a se stessa, troppo calcolatrice per evocare nostalgia nei fan e con l'oggetto del suo studio troppo permeato di nostalgia per conquistarsi la fiducia dei critici e degli accademici”. In questa contraddizione che evidenzia l'impasse in cui si vanno a collocare i film di mostri (così come molti filoni della cultura pop di lunga data) si insinua con coraggio l'operazione tentata da Jason Barr nel 2016, con il volume ora disponibile anche in italiano per i tipi di Odoya. L'autore americano, professore associato al Blue Ridge Community College della Virginia, raccoglie infatti la sfida di realizzare un testo che non sia semplicemente “appassionato”, ma prenda anzi di petto il genere, analizzandone i risvolti da un punto di vista al contempo storico, economico, sociologico e in ultima analisi anche cinematograficamente critico.

Per far ciò, Barr opta innanzitutto per una scelta disinvolta e certamente controversa, unificando in un'unica dicitura (sintetizzata dal titolo originale del volume, “The Kaiju Film”) sia il filone occidentale dei Giant Monster Movies che il kaiju eiga nipponico, entrambi ricondotti a sottoinsiemi del macrogenere Kaiju. Laddove, quindi, la saggistica italiana (e non solo) ha sempre optato per mantenere distinti i due ambiti, complici le differenze stilistiche, tematiche e culturali che soggiacciono alla creazione delle varie opere, Barr adotta una soluzione transculturale, che potrà sicuramente incontrare delle resistenze (e generare qualche confusione), ma che senza dubbio risponde a un quesito non banale: ha ancora senso muovere distinguo in un'epoca come la nostra, dove le contaminazioni tra i due filoni sono all'ordine del giorno? Basti pensare ai film di Godzilla realizzati negli States, al viral marketing di Cloverfield che occhieggiava ai film dello stesso Godzilla, o allo sdoganamento presso il grosso pubblico occidentale del termine “Kaiju” nella saga di Pacific Rim. Tutto questo senza dimenticare anche quanto i percorsi dei due campioni del genere, King Kong e Godzilla, siano tra loro finemente intrecciati.

Basta soltanto questo esempio per capire quanto l'analisi di Barr opti per un approccio anche spericolato, che fornisca più spunti che risposte, secondo un modus operandi abbastanza tipico della saggistica critica americana, dove i collegamenti sono più liberi e meno rigorosi di quella europea. È il primo aspetto da tenere bene a mente prima di approcciarsi alla lettura. L'altro riguarda il metodo di scrittura, privo di troppi preamboli e spiegazioni, che presuppone perciò una conoscenza perlomeno di base dell'argomento per cogliere tutte le implicazioni tirate in ballo dall'autore senza perdere il filo del discorso. Nonostante Odoya lo assimili infatti alle sue “guide” (il sottotitolo recita testualmente “Guida ai mostri giganti del cinema”), il volume non ha un valore introduttivo, ma di approfondimento al tema e va considerato perciò quale utile compendio ai vari testi finora pubblicati in Italia, dove si è posta sempre in primo piano la spiegazione del cosa è il film di mostri giganti (asiatico e/o occidentale).

Anche per questo, la trattazione affronta il “Kaiju Film” per aree tematiche, attraverso sette capitoli preceduti da un'introduzione, utile proprio a definire i concetti del nuovo macrogenere, anche in relazione alla fantascienza tutta, in cui i film di mostri giganti sono spesso ricompresi. Si parte quindi con “Le origini giapponesi del cinema kaiju”, che rintraccia i segni del genere negli ambiti artistici e del folklore nipponico, chiamando in causa yokai, bunraku (ovvero il teatro delle marionette), il kabuki e il No. Si prosegue poi con “Disastri naturali e prodotti dall'uomo”, dove entra in gioco il tema del nucleare e il rapporto figurativo e tematico con la scienza, che ha applicazioni variegate nel corso della serie e che permette soprattutto di analizzare il legame tra la società giapponese e i due blocchi durante la Guerra Fredda. Sempre nello stesso capitolo, l'analisi chiama in causa anche i temi dell'inquinamento e del terrorismo come possibili terreni in cui ricollocare le implicazioni portate avanti dal Kaiju Film.



Molto interessante il quarto capitolo, “Politica internazionale e interna”, in cui si esplora il passato colonialista del Giappone e la sua elaborazione attraverso il Kaiju Film, e il modo in cui è cambiato il rapporto fra l'Arcipelago e la comunità internazionale nel tempo. L'analisi si lega a doppio filo al successivo “La scienza e le armi di distruzione di massa”, dove a finire sotto la lente è il militarismo di un ex impero (quello giapponese appunto) che attraverso il gigantismo dei mostri sembra riflettere una gloria perduta mentre la analizza criticamente. Contraltare perfetto di questa tesi è poi “L'America e i kaiju” dove il genere è visto in prospettiva rispetto all'altalenante rapporto che gli Stati Uniti intrattengono con le proprie milizie (più problematico ai tempi della guerra in Vietnam, più stretto durante la Guerra del Golfo). L'autore nota ad esempio come l'invincibilità del Godzilla nipponico (sconfitto quasi sempre da altri mostri o iniziative di singoli personaggi e gruppi) sia opportunamente rovesciata di segno con la pellicola di Roland Emmerich, dove il rettile è abbattuto con compiacimento dall'esercito a stelle e strisce.

A corollario le ultime due parti (“Corpo, genere e kaiju” e “Il ruolo della nostalgia”) che completano la ricognizione: nel primo caso, in particolare, si affronta la componente femminile in un genere fermamente coniugato al maschile. Un tema naturalmente molto sentito nell'epoca attuale e in parte già superato dai fatti, segno di quanto il genere continui a evolversi. Se infatti Barr sottolinea lo scarso tentativo dei Kaiju Film di sviluppare temi al femminile, gli appassionati ricorderanno comunque le parole di Vera Farmiga secondo cui il recente Godzilla II – King of the Monsters “potrebbe essere uno dei primi Godzilla a passare il test di Bechdel” (il film di Michael Dougherty, uscito nel 2019, dopo la realizzazione del volume, non rientra infatti tra i titoli considerati).

La conclusione è affidata al “Cosa verrà dopo”, che nei suoi spunti sembra presagire la possibilità di ulteriori e inediti sviluppi per un genere che, nonostante sia molto antico all'interno della storia del cinema, è allo stesso tempo ancora inesplorato in alcune delle implicazioni chiamate in causa dall'autore.

La trattazione ha sicuramente in Godzilla il suo centro (ottimo, da questo versante, il titolo italiano “Godzilla e altri kaiju” che ribadisce la preminenza del sauro atomico nell'analisi), e la prosa di Barr è resa molto bene dalla traduzione di Annarita Guarnieri, che valorizza la classica leggibilità della saggistica americana. Altrettanto ottimo risulta l'apparato iconografico, con molteplici immagini (in bianco e nero), sempre correlate correttamente ai temi affrontati nelle varie pagine. L'unica nota stonata è per la presenza di alcuni errori, collegati in particolare alle localizzazioni italiane: sebbene l'edizione si sia spesa con attenzione per recuperare i titoli con cui le pellicole sono giunte nel nostro paese, in più di una occasione si attribuisce la qualifica di “inedito in Italia” a pellicole in realtà arrivate attraverso vari canali (home video e non solo).

Il libro si lascia dunque seguire con grande interesse e i molteplici spunti forniti, insieme alle informazioni sui legami tra il genere e la storia del Giappone, sono particolarmente illuminanti. Anche per questo non è importante essere d'accordo con l'analisi e le conclusioni dell'autore: il lavoro di Barr vuole infatti aprire principalmente nuove prospettive in un ambito finora monopolizzato da discussioni più restrittive e in questo centra sicuramente l'obiettivo, ponendosi quale lettura altamente raccomandabile.

Godzilla e altri kaiju - Guida ai mostri giganti del cinema
(The Kaiju Film - A Critical Study of Cinema's Biggest Monsters)
Scritto da Jason Barr
Editore: Casa Editrice Odoya srl (collana Odoya Library 383)
Prima edizione: 28 Novembre 2019
352 pagine, 22 euro