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Addio a Choi Eun-Hee


 
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L'incredibile vicenda di rapimento che è alla base della realizzazione di Pulgasari arriva a un definitivo epilogo con la scomparsa dell'ultima personalità coinvolta, l'attrice sudcoreana Choi Eun-Hee, una delle più celebri e amate nel suo paese.

Nel 1978, infatti, ancora all'apice della sua carriera, Choi fu rapita insieme al marito regista Shin Sang-ok dal dittatore nordcoreano Kim Jong-Il, che voleva rilanciare l'industria cinematografica del suo paese. I fatti sono raccontati nel libro Una produzione Kim Jong-Il (da noi recensito) e nel film The Lovers and the Despot, ancora inedito in Italia.

Nata a Gwanju il 20 Novembre del 1926, Choi aveva iniziato a recitare alla fine degli anni Quaranta, raggiungendo nel corso dei successivi decenni la fama di “regina” del cinema sudocoreano, un percorso coronato da varie assegnazioni dei Buil Film Award (fra i più antichi del cinema sudcoreano) e del Blue Dragon Film Awards. Fra i tanti riconoscimenti della sua carriera, si segnala quello per Sogum al Festival di Mosca del 1985, perché conferitole per un ruolo recitato durante il periodo del rapimento.

Come i nostri lettori già sanno, infatti, la vicenda è arricchita da numerosi risvolti paradossali: pur avendo perso la libertà, i due artisti trovarono infatti nel rapimento una seconda giovinezza artistica e amorosa. Come ribadisce oggi il sito Askanews:

In un’intervista del 2011, Choi ha raccontato che il dittatore “ci rispettava come artisti e ci sosteneva in pieno”. Ma lei non avrebbe mai perdonato “l’oltraggioso e vergognoso rapimento”, pur ammettendo che il leader nordcoreano aveva permesso loro di fare “film con valore artistico, invece di film di sola propaganda che lodassero il regime”.

 

Ricordiamo che il regista Shin è scomparso nel 2006, mentre il dittatore Kim nel 2011.