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Addio a Shozo Uehara


 
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È un brutto giorno per gli amanti dei tokusatsu: Asahi Shinbun ci informa infatti che all'età di 82 anni è scomparso Shozo Uehara, nome leggendario della serialità televisiva nipponica, noto agli spettatori italiani anche per il lavoro su alcune amatissime serie animate.

Nato a Naha, nell'isola di Okinawa, il 6 febbraio del 1937, Uehara inizia la sua carriera nel 1964 quando un premio vinto al National Arts Festival gli procura la chiamata dell'amico e collega Tetsuo Kinjo per raggiungerlo a Tokyo, alla Tsuburaya Production. Sono gli anni in cui si sta forgiando il mito dei tokusatsu con i primi passi della Ultra saga e proprio l'episodio 21 di Ultra Q segna il suo debutto come sceneggiatore per il genere.

Dopo essersi messo in proprio, diventando uno sceneggiatore free lance, Uehara continua a lavorare su serie tokusatsu, legandosi in particolare a Ultraman: peculiare ad esempio è il suo apporto a The Return of Ultraman (1971), dove è capo sceneggiatore e ha modo di lavorare con il Maestro Ishiro Honda (regista delle prime due puntate della serie). Seguono, negli anni successivi, puntate per Ultraman Ace (1972) e Ultraman Taro (1973), cui vanno aggiunti i contributi a serie come Zone Fighter (1973) e Zaborgar (1974).

Nel 1975, l'approdo alla Toei dove negli anni si è distinto sia su alcune storiche serie animate (Ufo Robot Goldrake, Capitan Harlock, Ken il guerriero), ma soprattutto per il contributo fondamentale dato alla creazione dei generi Sentai e Super Sentai, grazie alle sue sceneggiature per i capostipiti Himitsu Sentai Goranger (1975) e lo Spider-Man giapponese (1978).

A questi segue negli anni Ottanta un altro eroe mitico come Kamen Rider, con la sceneggiatura di quattro puntate di Kamen Rider Black (1987) e il film Kamen Rider J (1994).

Uehara torna infine a Ultraman nel 1996 per una puntata di Ultraman Tiga, segno di un legame che non si era mai del tutto sciolto.

Nel corso della sua carriera, Uehara si è interessato più volte ai temi della guerra e dell'inquinamento, dichiarando la sua predilezione per storie drammatiche e l'attenzione agli aspetti di rilevanza sociale, che ha sempre cercato di trasfigurare nei suoi script, aggirando i tabù imposti dalla programmazione televisiva: un interesse dovuto sia all'adolescenza in cui era stato costretto a lasciare Okinawa a causa delle devastazioni portate dalla seconda guerra mondiale, sia alle discriminazioni cui negli anni successivi erano sottoposti i nativi dell'isola nella capitale Tokyo.

Il tutto è poi confluito nella sua autobiografia, Kijimuna Kids, molto apprezzata e premiata, in cui ha raccontato, appunto, l'infanzia trascorsa a Okinawa e tutte le difficoltà dell'epoca.


Per una filmografia dettagliata, rimandiamo alla sua pagina di Internet Movie DataBase.